22 anni fa ci lasciava il grande Ayrton Senna

1 maggio 1994 – 1 maggio 2016. Sono passati ormai 22 anni dalla morte di uno dei miti dello sport mondiale, Ayrton Senna Da Silva. Nessuno che l’ha vissuto può dimenticare quel giorno, quello schianto alla curva del Tamburello sulla pista di Imola nel corso del Gran Premio di San Marino. Lì ci ha lasciato uno dei più grandi della Formula 1 con i suoi 3 titoli Mondiali, le sue 45 vittorie, le sue 65 pole position. Chi l’ha visto correre ha ancora stampati negli occhi i suoi sorpassi, le sue magie sull’acqua, il suo sorriso dopo i successi.

Ayrton Senna era un uomo dolce e sensibile. Il giorno della sua morte aveva nel suo abitacolo una bandiera dell’Austria. Non riusciva a togliersi dalla testa Ronald Ratzenberger, il suo collega che aveva perso la vita il giorno prima sempre a Imola, e avrebbe voluto onorarlo a fine gara sventolando i colori della sua patria. Il destino aveva previsto previsto purtroppo un finale diverso. La sua umanità non gli ha fatto dimenticare le disparità sociali che contraddistinguono il Brasile e per questo Ayrton Senna ha fatto si che gran parte del suo patrimonio (stimato al momento della sua morte in oltre 400 milioni di dollari) venisse donato per aiutare i bambini meno fortunati del suo paese.

In 2 milioni erano ai suoi funerali il 5 maggio 1994 nella sua San Paolo per dargli l’ultimo saluto. Il Brasile intero si è fermato e per mesi ha pianto il suo fenomeno. Il 17 luglio 1994 i verdeoro hanno vinto il Mondiale di calcio negli Usa battendo l’Italia ai calci di rigore ed il primo pensiero è stato per Ayrton. “Senna, Aceleramos Juntos. O Tetra é Nosso” (Senna acceleriamo insieme, il quarto titolo è nostro), si leggeva su uno striscione portato dai giocatori brasiliani subito dopo il match.

Ma Ayrton Senna è stato un campione trasversale amatissimo in tutto il mondo. Nessuno lo ha dimenticato e oggi a 20 anni di distanza il suo ricordo è più vivo che mai.

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