Basket: Italia fra delusione e speranza

Ci eravamo illusi. Ci avevamo sperato. Invece l’Europeo dell’Italia è terminato anzitempo, per colpa di tre sconfitte nelle prime quattro partite.
Per colpa di inesperienza e ingenuità. Per colpa di piccoli grandi dettagli, come ad esempio la gestione dell’ultimo quarto. Abbiamo spaventato la Serbia
per 30 minuti, la Germania per 25, la Francia per almeno 37. Sono numeri da cui
ripartire e da cui trarre quella buona dose di speranza per arrivare ai prossimi Europei da protagonisti. Rabbia e delusione, mischiati però ad un pizzico di orgoglio. Sono le sensazioni e le emozioni trapelate dalle dichiarazioni di Pianigiani e dei nostri ragazzi.
Il materiale umano e tecnico c’è. Il cammino è però solo nella sua fase embrionale. Abbiamo deluso fino in fondo solo con la Germania, per il resto si sono visti sprazzi di grande difesa e un potenziale offensivo devastante. Hackett, Gallinari, Belinelli e Bargnani si sono alternati nel brillare, ma rappresentano un nucleo di altissimo livello, corroborato dalla maturazione completata di Mancinelli. Resta la
grande incognita, o forse sarebbe meglio definirlo un problema palese, della nostra forza sotto canestro, molto relativa. Competere contro squadre fisiche come Russia, Spagna, Serbia o Grecia è, al momento, impensabile. Il talento che abbiamo sugli esterni non possiamo pretendere di averlo anche nel pitturato.
Dalla Lituania torniamo comunque con la consapevolezza di essere nelle mani di un grande staff tecnico (Pianigiani voto 8,5), capace di amalgamare un gruppo con tre stelle Nba e di inculcare in tutti lo spirito di sacrificio. A proposito dei nostri prodotti esportati all’estero, il Gallo (voto 8) è sembrato ancora una volta quello più completo e pronto a caricarsi sulle spalle le future responsabilità di questa nazionale nei momenti-chiave. Bargnani ha dato saggio di un paio di exploit, ma con la Francia, ad esempio, dopo un ottimo primo tempo, è finito col nascondersi nei momenti decisivi. Voto 7,5 nella speranza che acquisisca più forza e concretezza mentale. Belinelli è stato il più discontinuo (voto 6,5), anche lui ha tirato fuori il meglio nella gara con la Francia ma alla fine non è bastato. Voto alto lo merita il Mancio (7,5), interprete migliore di questo nuovo corso azzurro: umile, pronto al sacrificio, lottatore, gran difensore e, in prospettiva, collante del quintetto base. Con le dovute proporzioni, può assurgere al ruolo che ha avuto Stonerook in questi anni prima a Cantù e poi a Siena.
Il giudizio complessivo sulla nostra Italia vuole essere comunque di incoraggiamento (voto 6,5): l’eliminazione brucia e ci lascia, ancora oggi a caldo, parecchia amarezza. Sposiamo la linea di Pianigiani: abbiamo riguadagnato rispetto, non possiamo dirci pienamente soddisfatti, ma sappiamo qual’è la rotta da seguire. Speriamo che anche il vento ci aiuti ad andare lontano…

Luca Gregorio

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