Basket, Milano ora ci siamo

Di Luca Gregorio
Sono serviti tempo, sofferenza, errori, investimenti e cambi. Ma ora Milano sembra davvero pronta a cominciare il suo ciclo di dominio in Italia. Un passaggio di testimone dopo gli anni scintillanti di Siena che era nell’aria da tempo e che ora non sembra avere più ostacoli davanti a sè. Per carità, l’Olimpia non ha ancora vinto nulla e il parquet ha leggi solo sue, ma il processo di costruzione dell’Armani sembra essere vicino alla conclusione. E’ curioso pensare che come nel 1995-1996 l’ultima Milano che vinse lo scudetto fu una sorta di Trieste-trapiantata in Lombardia, così è quella di oggi, con quel dna senese ben incarnato da Banchi, Hackett e Moss (oltre a Kangur e Danesi). Ma Milano ha anche una sua identità, rimasta nel talento di Gentile, Melli e Langford, l’anima superstite delle ultime sciagurate stagioni.
Ma dopo gli anni della semina, forse ora è vicino il momento del raccolto. Che merita soprattutto Giorgio Armani, per gli sforzi economici e per la viscerale passione che lo ha accompagnato in questi anni senza nemmeno un trofeo.
Col nuovo staff tecnico e, in parte, dirigenziale si è trovata la quadratura del cerchio, apprezzata anche dall’esigente pubblico milanese, mai come quest’anno presente, caldo e vicino alla squadra. Che lotta, si spreme (e questo è ciò che più viene apprezzato) ed è anche tornata a vincere gare esaltanti, come quelle in Eurolega contro l’Efes in rimonta e il trentello rifilato ai campioni dell’Olympiacos.
L’Europa rimane un palcoscenico affascinante e stimolante e, forse, pensare a una Milano ai playoff (cioè nelle migliori 8) non è nemmeno così utopico. Ma… ma l’obiettivo principale è e rimane lo scudetto, magari con l’antipasto della Coppa Italia (da giocare in casa a inizio febbraio) per vedere le capacità di concentrazione e maturità di una squadra che dovrà comunque provare a vincere tre partite in tre giorni.
Gli ultimi successi pesanti contro Siena e Brindisi, preceduti dal sacco di Sassari hanno tracciato la rotta per la nave di Luca Banchi e, onestamente, adesso il gap tecnico con le avversarie appare abbastanza disarmante.

Hackett è stato solo il tassello che ha completato il mosaico. E ora che i pezzi sembrano essersi tutti incastrati alla perfezione forse, dopo quasi vent’anni, Milano è pronta a riaprire un ciclo vincente.

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