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Basket Nba: Lakers al capolinea

Di Luca Gregorio twitter: @gregcapitano10
Mi è stato chiesto di scrivere un “de profundis” sull’eliminazione dei Lakers che, aldilà delle speranze personali, era in realtà abbastanza prevedibile. Troppa differenza atletica fra Los Angeles e Oklahoma, oltre al fattore entusiasmo, al fattore-campo e al fattore costituito dalla coppia Durant-Westbrook. Il primo ha mantenuto un livello di gioco e presenza mentale di devastante costanza, il secondo si è preso gioco di Sessions (il cui impatto nei playoff è stato molto deludente rispetto a quanto espresso nello spezzone di regular season giocato in maglia gialloviola) segnando canestro fuori da ogni logica e testimoniando indubbie capacità di leadership. Qualità che, Bryant a parte, è mancata terribilmente ai Lakers nelle ultime due stagioni. Kobe porta la croce sempre e comunque, ma un titolo non si può vincere da soli. Los Angeles non è riuscita a sfruttare il teorico dominio sotto canestro, perchè Gasol ha palesato per l’ennesima volta i suoi limiti caratteriali nelle partite che contano e Bynum ha fatto due passi indietro dopo una stagione da gigante. Ma proprio Bynum non sembra avere ancora la necessaria maturità per essere determinante perchè, e non ci stancheremo mai di sottolinearlo, i playoff sono una cosa completamente diversa dalle partite di stagione regolare. 
Bryant è nero di rabbia e delusione, ma il nocciolo della questione è sempre il solito: questa squadra, per tornare a vincere, ha bisogno di almeno una superstella e altri due giocatori alla Harden (tanto per rimanere in tema OKC) o alla Odom, giusto per affondare radici nel recente passato.
I Lakers, oltre ad aver gettato via gara-2, il cui esito avrebbe forse indirizzato psicologicamente la serie in modo diverso, sono stati anche penalizzati, cosa che nessuno ha rimarcato, dal calendario di questa semifinale ad Ovest: le due partite allo Staples sono state giocate in back-to-back, due sere di fila, cosa mai accaduta nelle altre sfide. Motivo? Non lo so, ma in un confronto che già era sbilanciato atleticamente e quanto a età media del roster non credo sia un fattore del tutto irrilevante. L.A. ha riaperto la serie in gara-3, ma 24 ore più tardi non ha avuto la stessa energia, cattiveria e lucidità per riportare il tutto in parità. Lì, ovviamente, i giochi si sono chiusi, nonostante i 42 punti di Bryant a Oklahoma nella quinta partita.
Per il futuro rimangono gli stessi identici interrogativi di un anno fa sul come provare a rigenerare e ricostruire l’orgoglio della franchigia e su che campione andare a puntare in vista dell’anno prossimo. Quando San Kobe, però, avrà un’altra estenuante stagione sulle ginocchia e nel morale…
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