Basket: questa Italia che piace

Una Nazionale che piace, vince, diverte e aggrega. Per una volta, per fortuna, non parliamo di calcio. L’Italbasket ci sta emozionando e regalando pura adrenalina nell’appuntamento europeo in Slovenia. 4 vittorie su 4. Percorso netto. Ed esaltante. Non penso di essere tacciato come eretico affermando che questa Nazionale abbia dentro di sé una capacità di amalgamare sconosciuta a tante altre rappresentative azzurre. A prescindere dal risultato finale, questa è un’Italia paragonabile alla grande Italvolley dei tempi di Julio Velasco o alla stessa Italbasket dei tempi di Myers e Galanda, Basile e Pozzecco. Vogliamo metterci anche l’Italia del calcio del 2006? Ok, ma penso siano comunque cose diverse. C’è poco da fare, nella pallacanestro vedi il sudore di gente che si sbuccia le ginocchia. Vedi l’anima di una squadra. La nostra Italia ha talento per carità, ma ha soprattutto cuore, spirito di sacrificio, compattezza, testa e quel dna vincente che solo un vate come Pianigiani poteva trasferirle. Tutti importanti, tutti sempre sul pezzo, tutti pronti a superare il limite. Fuori Gallinari, Bargani, Hackett e Mancinelli. Eravamo già pronti a fasciarsi la testa, anche dopo una serie di amichevoli così così. E invece? Invece abbiamo la spregiudicatezza di Gentile, la leadership di Belinelli, le giocate di Aradori, la solidità di Cusin, la sostanza di Datome, la concretezza di Cianciarini. Un concentrato di talento e gregariato che rende grande una squadra come questa. In cui le rotazioni sono fondamentali, l’anima pure e la consapevolezza di fare un passo alla volta determinante per come sono maturate queste prime 4 vittorie. Facendo fuori Russia, Turchia e Grecia e spazzando via una creatura pericolosa come la Finlandia. Grande Italia. Grazie Italia. Sono sentimenti che sgorgano naturali dal cuore di chi ama questo sport. Dove non sempre vince il migliore e dove il contorno, ovvero quello che ci metti per condire la tua qualità, può anche essere più importante.
Fermarsi ora sarebbe come smettere improvvisamente di sognare. Ma è bene già mettere tutti in guardia ed evocare il senso della memoria. Un articolo che nello sport, come nel giornalismo sportivo, sembrano superflui. Perchè alla fine, ci dicono, cià che conta è solo il risultato. Vero? No, perchè lo sport deve saper emozionare e coinvolgere, trascinare e far sognare. E tutto questo non sempre, anzi forse quasi mai, fa rima con vittoria. Ma sono le storie, gli uomini, il cuore e le sensazioni che qualcuno o una squadra ci ha fatto vivere che, in fin dei conti, ci rimangono dentro.
Questa Italia del basket, comunque vada, merita di rimanere in un posto speciale. Non dimentichiamoci. Ora, comunque, richiudiamo gli occhi e godiamoci il sogno… 
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