Calcio: Brasile, finalmente Fluminense

Di Luca Gregorio

Più di un quarto di secolo: è quanto ha dovuto attendere il Fluminense per ritornare a festeggiare il titolo brasiliano. A 26 anni di distanza (il primo trionfo risaliva all’anno 1984 con Carlos Alberto Parreira in panchina) il tricolor carioca ha mandato in visibilio gli oltre 80mila spettatori dell’Engenhao, concludendo con una striminzita e sofferta vittoria per 1-0 sul Guaranì già retrocesso una cavalcata cominciata lo scorso maggio. Una stagione che era iniziata male (due ko nelle prime tre giornate), ma subito svoltata grazie ad una striscia di 15 partite senza sconfitte e 35 punti totalizzati. Il
grande artefice del trionfo del Flu, solo un anno fa salvatosi per il rotto della cuffia, porta soprattutto la firma del suo tecnico, Muricy Ramalho, al quarto titolo da allenatore negli ultimi 5 anni, dopo la tripletta consecutiva griffata col San Paolo dal 2006 al 2008. Non a caso, era stato proprio lui il prescelto per guidare la nazionale brasiliana, ma cavilli contrattuali fecero saltare tutto, bloccandolo a Rio fino a fine anno e portando sulla panchina della Selecao l’attuale ct Mano Menezes.

Meglio così per il popolo rossoverde, perchè Ramalho ha saputo tenere in pugno la squadra, le ha dato continuità sotto il profilo del gioco e dei risultati e soprattutto ha avuto il merito di saper gestire un delicato finale di stagione, con Corinthians e Cruzeiro sempre pronte ad incalzare e sorpassare. La crisi di ottobre, con soli 3 punti in 5 partite, sembrava aver tagliato fuori i carioca dalla corsa per il titolo, ma il colpo di reni finale è stato da maestri: 5 vittorie nelle ultime 7 e perfetta gestione della pressione.

Un successo costruito prima sugli 8 gol dell’eterno e 35enne Washington (arrivato a inizio estate dal San Paolo e curiosamente mai a segno invece nelle ultime 16 partite) e poi su quelli di Emerson, Fred e soprattutto Dario Conca: l’argentino, diventato l’idolo assoluto della tifoseria del Fluminense e ribattezzato come “l’argentino più amato e desiderato del Brasile”, ha preso in mano la squadra nel momento più delicato, è stato molto più incisivo e decisivo di Deco (troppo discontinuo, frenato dagli infortuni e nel complesso sottotono) e ha firmato 6 reti nelle ultime 8 partite, meritandosi probabilmente il premio di miglior giocatore della squadra carioca. Una vittoria che ha poggiato però anche sulle solide basi della difesa, la meno perforata del torneo grazie all’intesa dei due centrali Gum e Leandro Euzebio e alle doti sia difensive che offensive dei due esterni Mariano e Carlinhos. Ramalho, insomma, è stato capace di forgiare un gruppo nel vero senso della parola, che alla fine l’ha spuntata meritatamente sul Cruzeiro (2-1 al Palmeiras in rimonta) e sul Corinthians, fermato sull’1-1 a Goiania dal Goiàs, che retrocede in compagnia di Gremio Prudente, Guaranì e Vitoria, incapace di vincere lo scontro diretto con l’Atletico Goianiense. Al quarto posto invece, ultimo utile per partecipare alla prossima Libertadores, si è confermato il Gremio, capace di schiantare 3-0 il Botafogo nella sfida diretta dell’ultima giornata.

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