Eurolega: mamma li turchi

Di Marco Checchi

Negli ultimi dieci anni il triangolo Grecia-Spagna-Russia ha dominato l’Europa cestistica a livello di club, lasciando le briciole alle altre nazioni. Se escludiamo il sempre competitivo, ma non più dominante neanche in patria, Maccabi Tel Aviv, l’Eurolega è una lotta ristretta ai soliti noti.

Ma in un torneo dove il divario tra i ricchi e i poveri aumenta, quest’anno sembra che si siano finalmente riuscite ad inserire delle novità: le squadre turche o meglio il Fenerbahce, guidato in panchina dall’allenatore più vincente del vecchio continente, Zelimir “Zeljko” Obradovic. Non si può negare che il passo in avanti compiuto dalle turche sia in gran parte motivato dai soldi, che da qualche anno a questa parte hanno iniziato a scorrere a fiumi a Istanbul e dintorni.
Hanno lo sponsor principale della competizione Turkish Airlines, hanno palazzetti in stile Nba, hanno molti dei giovani europei più interessanti e gli americani che una volta avevano come prima scelta il Belpaese; e ora hanno anche Infront Sports & Media, una delle società di marketing sportivo più potenti in circolazione, che gestirà l’immagine nel mondo della Tbl.

Mentre però le casse delle squadre turche sono sature ormai da qualche tempo, al contrario le loro bacheche internazionali sono ancora in attesa di essere riempite come si deve. L’Efes, dopo un dominio di 15 anni, ha ceduto il passo al Fenerbahce e a sorpresa l’ultimo campionato è andato al Galatasaray diretto dall’ex Mens Sana, Ergin Ataman.
Ora sono dunque tre le squadre turche che possono dire la loro in Europa (si punta facile già dopo quattro partite sul passaggio alle top 16 di tutte e tre le compagini) e la squadra di Obradovic sta facendo la voce grossa. Sono arrivate infatti dodici vittorie su dodici gare tra campionato ed Eurolega. Tra queste, il +26 rifilato ai moscoviti di Ettore Messina ha fatto capire a Real, Barcellona, Olympiacos e allo stesso Cska che probabilmente una di loro dovrà fare spazio alla squadra di Istanbul nelle final four di Milano.
Ma cosa è cambiato dalla fallimentare scorsa stagione in casa Fenerbahce? Non solo il tecnico, anche perché puntare il dito su Pianigiani non è consentito anche per puro e semplice campanilismo. E’ cambiata la gestione, che dopo la sbornia dei 4 campionati nazionali vinti negli ultimi 7 anni, richiedeva una più attenta costruzione della squadra per fare il salto di qualità oltreconfine. E allora è arrivato in panca il già citato Obradovic, che ha ricaricato a dovere le batterie dopo un anno sabbatico.
In campo, un solo americano: quel Bo Mccalleb che a Siena hanno ancora le lacrime agli occhi e che dopo un anno di assestamento sembra ora in grado di far girare la squadra a dovere e “qualcos’altro” ai difensori avversari.
E’ tornato con la bava alla bocca dall’Nba Linas Kleiza, stufo delle 82 partite senza obbiettivi a Toronto. Bojan Bogdanovic ha 12 mesi prima di volare oltreoceano per vincere qualcosa qui e per diventare una stella. E se non bastasse il talento degli ultimi due nel ruolo di ala ecco Emir Preldzic, già sopra la doppia cifra in 3 delle prime 4 partite di Eurolega, e Nemanja Bjelica, nel giro Nba da un paio d’anni e cresciuto nelle ultime tre stagioni a Vitoria.
Il pacchetto lunghi si completa e forse eccede con l’altro croato Luka Zoric e il ritorno dello sloveno Vidmar (tutti e due 210cm) oltre ai ricambi di casa Karaman e Savas. Devastanti sotto canestro, un po’ meno lontano dal cesto e questo può essere il limite della squadra di Obradovic. Nel ruolo di guardia però sta bruciando le tappe il play classe 1995 Kenan Sipahi, medaglia d’oro e mvp negli ultimi europei under 18.

E se il Fenerbahce è da considerarsi tra le prime 4, a un posto tra le prime otto possono puntare anche le altre due di Istanbul. Il “vecchio” e ridimensionato Efes si è lasciato alle spalle le stelle Farmar e Vujacic, preferendo le certezze Savanovic, Erden e Lucas. Inoltre sono arrivati come guardie Zoran Planinic dalla Russia e, da Israele, l’americano Scotty Hopson, 2 metri e tanti punti nelle mani (17.6 di media fin qui in Eurolega). I campioni turchi (dopo 13 anni di astinenza) del Galatasaray pagano la ancora scarsa esperienza nel massimo torneo e sono partiti 2-2, asfaltati a Malaga e sconfitti in casa dall’Olympiacos (ma hanno sbancato Siena). Ciò nonostante hanno due americani da urlo come Arroyo e Gordon ed è arrivato l’ex Olimpia, Pop Mensah-Bonsu che non sta facendo rimpiangere sotto canestro lo sfortunato (si sospettava un attacco di cuore, non è così per fortuna) Nate Jawai.

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