Europa finita per le italiane: il nostro calcio è sempre più in crisi

La finale in casa, avversari non irresistibili. Sembrava tutto apparecchiato per il trionfo della Juventus in Europa League. Invece altre due partite non fortunate e un Benfica coriaceo hanno bloccato la corsa bianconera e di tutto il calcio italiano. Conte può lamentarsi con gli arbitri e con l’ostruzionismo dei portoghesi ma alla fine lo 0-0 dello Juventus Stadium è un’ulteriore conferma dell’allergia all’Europa della Vecchia Signora che in campionato veleggia verso lo scudetto e i 100 punti con solo 2 sconfitte e 3 pareggi in 35 giornate ma che a livello continentale ha collezionato due eliminazioni in sei mesi: prima l’ingloriosa fine ai gironi di Champions e ora quest’altra beffa.

Un male per la Juve, che comunque si consolerà con il tricolore, e un male per il nostro derelitto calcio italiano che perderà un altro posto nel ranking Uefa. Sì, perché dopo Spagna, Inghilterra e Germania adesso ci scavalcherà anche il povero Portogallo. Non credo che questa classifica rappresenti davvero la forza di un movimento ma è sicuramente l’ennesimo campanello di allarme. Stadi vecchi e vuoti, società in crisi, spettacolo deprimente, polemiche inutili e risultati in Europa sono lì a testimoniarlo. Ci rimane solo la nazionale di Prandelli che non può continuare a fare miracoli visto il materiale (umano) a disposizione.

Bisogna cambiare e bisogna farlo il prima possibile. A partire dai vertici della Lega calcio. Non non è possibile sentire il presidente Beretta bearsi dei miglioramenti (che vede solo lui) e non sottolineare tutti i problemi che ci sono. Servono stadi nuovi, deve essere più facile acquistare i biglietti delle partite, la serie A non può avere più di 18 squadre; e poi meno partite in tv, meno polemiche e più educazione. Un mondo impossibile, sì con queste persone che gestiscono il nostro mondo del pallone.

Tornando all’Europa League mi resta la curiosità di vedere se il Benfica riuscirà a sconfiggere il Siviglia in finale e a far finire così la maledizione di Béla Gutman. Quest’anno potrebbe essere quello giusto anche perché così le “aquile di Lisbona” onorerebbero al meglio la memoria del grande Eusebio morto lo scorso gennaio: forse per il suo vecchio amico il tecnico ungherese si intenerirà e farà uno sconto sulla durata di un’anatema che dura ormai da 51 anni e che ha visto il Benfica perdere sette finali europee dal 1963.

 

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