Finali Nba 2016: è di nuovo Curry contro LeBron

I Warriors da record degli Splash Brothers a caccia del back to back contro Cleveland, che quest’anno avrà a disposizione tutte le sue stelle. Ecco perché sarà un’altra serie rispetto al 2015.

di Francesco Federico

Golden State contro Cleveland, come un anno fa. Ma questa volta i Cavs avranno a disposizione i propri big three e LeBron James non dovrà portare il peso dell’attacco da solo. Ad aiutarlo ci saranno anche le altre stelle Kyrie Irving e Kevin Love, infortunati lo scorso anno. Non è detto che basti contro i Warriors del 73-9 in stagione, anzi. Nei due scontri diretti di quest’anno i californiani hanno sempre avuto la meglio. Da sottolineare il 132 a 98 dei Warriors in Ohio il 19 gennaio, un autentico massacro tecnico. Ma ai playoff, si sa, è tutta un’altra storia.

“73-9 doesn’t mean a thing without the ring”, dicono in America. Ovvero a poco serve essere invincibili in stagione regolare se poi non vinci il titolo Nba. Curry e compagni lo sanno e non vogliono certo essere ricordati per quelli che hanno battuto il record dei Bulls per poi perdere le Finals. La notizia è che il dubbio (ieri impensabile) oggi ha motivo di esistere per almeno due motivi. L’infortunio di Curry al primo turno contro Memphis ha complicato il cammino playoff dei campioni in carica prima contro Portland e poi nella finale dell’Ovest contro i Thunder, sconfitti in sette partite dopo essere stati sotto anche 1-3. I Warriors si sono così improvvisamente riscoperti normali, con l’mvp unanime che sembrava non essere più al 100% al rientro. Solo l’harakiri di Okc e il ritorno ai massimi livelli degli Splash Brothers Curry e Thompson hanno permesso di evitare una clamorosa eliminazione.

D’altra parte Cleveland ha scoperto di essere una squadra solida, pur nella pochezza dei playoff dell’Est. I Cavs sono arrivati in finale praticamente senza mai mettere le marce alte e sudando il giusto contro Toronto, l’unica squadra che ha provato complicare un po’ la vita a LeBron e compagni. Coach Lue è riuscito a trovare la quadra approfittando del gran momento di forma dei suoi giocatori da marzo in poi. James è tornato a essere straripante fisicamente, Irving si è completamente ripreso dall’infortunio al ginocchio e Love ha finalmente trovato una sua collocazione tecnica stabile in attacco, accettando il suo ruolo di terzo violino. Se Shumpert, Smith e più in generale tutto il supporting cast userà la testa oltre che i muscoli i cavalieri dell’Ohio restano sfavoriti ma potranno giocarsi le loro carte. L’anno scorso dopotutto era finita 4-2.

Come a scacchi. La presenza dei big three costringerà il coach dei Warriors Steve Kerr quest’anno a nuovi adattamenti. Contro una squadra già piena di tiratori i Warriors dovranno allungarsi ancor di più in difesa per recuperare anche su Love e Frye pronti a sparare dal perimetro. Green che esce significa meno copertura a rimbalzo e area aperta per le invenzioni di James e Irving, quello che Golden State non può mai permettersi. La presenza di Irving costringerà gli Splash Brothers a essere dei fattori anche nella propria metà campo con il rischio che non siano sempre scintillanti in attacco; l’uomo chiave sarà ancora Iguodala, che dovrà cambiare sempre su chiunque tenendo conto che prenderà LeBron in tutti possessi decisivi. La coperta difensiva insomma potrebbe essere corta.

I Cavs per fermare gli avversari dovranno in primis raddoppiare Curry dal palleggio fin dall’inizio per costringerlo a pensare di più. Ritardare i suoi tempi di esecuzione è imprescindibile, tenendo conto che si sente a suo agio anche da fermo a 10 metri da canestro e col cronometro che scade.

Provaci ancora LeBron. Il destino di Cleveland passa inevitabilmente da quello del Prescelto, che disputerà la sua sesta finale Nba consecutiva (settima in dieci anni). Numeri che possono lasciare spazio a critiche solo perché di tutte quelle Finals James ne ha portate a casa solo due. Sarà fondamentale per lui non pensarci e mantenere la leggerezza mentale con cui ha fatto a fette i malcapitati avversari e dominato la post season. E’ tornato a tirare con quasi il 60% dal campo senza mai dare l’impressione di forzare o fare fatica. A 31 anni e mezzo probabilmente si rende conto che non può perdere altre occasioni ma quella che ha davanti potrebbe risistemare per sempre la sua cosiddetta “legacy” in un colpo solo. Pensateci: la maledizione di Cleveland, che non vince nulla a livello sportivo dagli anni Cinquanta, interrotta nel 2016 contro gli invincibili Warriors dell’Mvp unanime della Nba. Roba da far convertire qualunque hater.

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