Galliani dice basta: finisce un’era del Milan

Nel Milan si chiude un’era durate oltre un quarto di secolo. 28 anni per la precisione. Il tempo in cui Adriano Galliani è stato amministratore del club rossonero. Un uomo fondamentale della società di via Aldo Rossi (che effetto strano dopo essere stati abituati a usare Via Turati per decenni ndr.) che negli anni – anche a causa dell’impegno in politica di Silvio Berlusconi – è diventato l’immagine e il simbolo del Milan.
Se ne va per evitare una difficile convivenza con Barbara Berlusconi, la figlia del capo che pretende la sua fetta di potere.

“Ho subito un grave danno alla reputazione. Non è così che si effettua un cambio generazionale. Serve più eleganza”, le parole amare di Galliani rilasciate all’Ansa. Galliani ha comunicato a Bruno Ermolli la sua decisione: “E’ la persona deputata a questa vicenda. Non ho voluto disturbare il presidente Berlusconi per cui il mio affetto è immutato e immutabile”.

Un Galliani che ci ha tenuto anche a sottolineare i suoi meriti anche negli ultimi anni di gestione, difficile da punto di vista dei risultati e faticosa anche per la parte economica visto il taglio dei soldi elargiti dalla casa madre Fininvest.

 “Si è detto che il Milan spende male e non ha una rete di osservatori come Roma e Fiorentina, ma la Roma negli ultimi 5 anni è andata in Champions una volta e la Fiorentina mai”. “Il Milan – ha continuato – ha da due anni il bilancio in pareggio, altre società hanno montagne di debiti. L’anno scorso le nostre giovanili sono andate alle Final four”.

Al di là delle opinioni che ognuno può avere su Adriano Galliani, uomo e manager, resta negli occhi una figura autorevole e a volta autoritaria in ambito istituzionale e calda e passionale negli stadi quando si trasformava nel tifoso più acceso del Milan. Nota la sua scaramanzia – dalla celebre cravatta gialla ai calzini rossoneri dell’ultima trasferta di Glasgow – impagabili le sue espressioni nei momenti caldi dei match (dalle esultanze alle smorfie di delusione).

Un passione da tifoso che gli ha fatto commettere l’errore più grosso da dirigente del Milan. La famosa “notte dei lampioni” quando ritirò la  squadra rossonera dal campo per un calo delle luci del Velodrome di Marsiglia durante la gara di ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni nel lontano 20 marzo 1991. Quella bravata costò al Milan la sconfitta a tavolino e un anno di esclusione dalle Coppe.
A oltre 20 anni di distanza quell’episodio fa sorridere anche il milanista più critico perché diciamoci la verità sono molto i tifosi che farebbero un errore del genere per aiutare la propria squadra.

L’addio di Galliani al Milan lascia la sensazione di un vuoto difficilmente colmabile nel club rossonero ma colpisce l’intero panorama calcistico mondiale. Attestati di stima sono arrivati dal Real Madrid, dal Barcellona e da tutti i più grandi club europei.
Perfino un duro come José Mourinho ha speso parole dolci per un grande rivale.

“Di lui posso solo parlare bene – ha dichiarato lo Special One  -. E’ un galantuomo e provo nei suoi confronti il massimo rispetto. È stato il dirigente più importante della vera squadra rivale delle mie stagioni all’Inter. È un dirigente conosciuto nel mondo e gli auguro di godersi la vita perché il calcio dà molto, ma toglie altrettanto, soprattutto sul piano privato”.

Adesso la leadership del Milan torna in mano a 360° alla famiglia Berlusconi. Chi ha dato vita all’ultima grande era rossonera vuole cercare di rinnovarla. Tutti osserveremo con curiosità i primi passi di questa avventura.

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