Il campionato solitario della Mercedes

di Massimo Parisi.

Inutile girarci intorno. La stagione 2014 di Formula 1 rischia di essere piuttosto noiosa. Dopo 5 gare, nella scia della Mercedes di Lewis Hamilton è rimasta solo l’altra monoposto tedesca, quella di Nico Rosberg. Per ora la situazione non annuncia cambiamenti sostanziali.

Restano ancora 14 GP prima di scrivere negli annali della F1 le reali dimensioni dello strapotere che la casa tedesca ha sfoggiato fino ad ora.

Allo stato attuale neanche il nostro “Bomber” oserebbe scommettere su un nome diverso da quello di Hamilton per la conquista del titolo iridato. Se proprio amate il brivido si può puntare su Rosberg oppure decidere di “buttare” via i soldi scegliendo un nome a caso tra quelli delle altre scuderie.

Troppo drastico? Può darsi, ma la realtà non permette troppi strappi. Partiamo da un confronto lineare con la scorsa stagione.

Nel 2013 dopo 5 gare (Australia, Malesia, Cina, Bahrein e Spagna) la situazione della classifica era decisamente più incerta. Sebastian Vettel con la Red Bull aveva centrato due vittorie (Malesia e Bahrein), un terzo posto e due volte la quarta piazza (Spagna e Cina).

La contesa vedeva la Ferrari di Fernando Alonso molto vicina in classifica con due successi e il secondo posto di Melbourne (dietro a Kimi Raikkonen). L’asturiano aveva però dovuto digerire il ritiro in Cina e il modesto ottavo posto agguantato in Bahrein.

Il terzo incomodo era appunto “Iceman” Raikkonen accompagnato da una Lotus-Renault che gli ha permesso di aggiungere al successo in Australia anche il secondo posto nei GP di Cina, Bahrein e Spagna.

Sincronizziamo gli orologi. Prima di sbarcare a Montecarlo la classifica piloti era questa: Vettel 89, Raikkonen 85, Alonso 72, Hamilton 50.

Ricordate chi ha vinto il titolo nel 2013? La svolta della stagione fu proprio a Monaco quando un brillantissimo Rosberg piazza la sua Mercedes davanti alle due Red Bull di Vettel e Webber.

Questo è l’ultimo vero brivido della stagione. Dal Gp del Canada Sebastian Vettel ingrana la marcia che lo porta ad inanellare 11 successi su 13 gare (uniche pause il ritiro a Silverstone e il terzo gradino ottenuto in Ungheria dove la vittoria fu conquistata rispettivamente dalle Mercedes di Rosberg e Hamilton).

Il confronto con la stagione 2013 non è sufficiente però a rimarcare il dominio della Mercedes in questo avvio di stagione. Gli anni da osservare sono due: il 2004 e il 2011.

Nel 2004 (parliamo di archeologia della F1, poiché si assegnavano ancora 10 punti per la vittoria) un certo Michael Schumacher (con la Ferrari) aveva ottenuto il successo nei primi 5 Gp (Australia, Malesia, Bahrein, Imola e Spagna). Un pokerissimo che lo porto dritto al titolo mondiale, l’ultimo conquistato dal Kaiser.

Nel 2011 il ruolo di “ammazza-campionato” fu appannaggio di Vettel che poi vinse il suo secondo titolo consecutivo. Il ruolino di marcia del giovane pilota Red Bull segnava 4 vittorie e un secondo posto. A fine stagione i successi saranno 11 su su 19 gare.

In questo 2014 il pokerissimo della Mercedes è però accompagnato da un altro numero impressionante, cioè quello delle “doppiette”: 5 consecutive.

Qui i confronti sono pesanti. La scuderia anglo-tedesca ha già frantumato il record del 2004 appartenente al Cavallino Rampante (3 doppiette consecutive con Schumacher/Barrichello) e si è messa all’inseguimento di quello stagionale di 10 doppiette che risale al 1988, quando la McLaren schierava i fenomeni Senna e Prost.

Monaco sarà quindi il giusto banco di prova per capire se questo campionato può offrirci ancora qualche vera battaglia e uno scampolo di emozioni.

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