In California scatta la class action contro la FIFA!

Dopo i buoni risultati ottenuti dallo US Team guidato da Jurgen Klismann all’ultimo mondiale brasiliano (storico accesso agli ottavi ed onorevole eliminazione ad opera del giovane Belgio) il calcio pare aver fatto definitivamente breccia tra gli amanti di baseball e football.

Numeri rilevanti per lo share televisivo di tutte le partite della Fifa World Cup, gente in piazza (si esistono anche delle piazze negli USA) davanti ai maxischermi per seguire le partite di Team USA, il portiere Tim Howard che diventa una sorta di eroe nazionale, numeri record di tweet e di post per commentare gli eventi della rassegna iridata. Insomma tutti gli ingredienti per poter finalmente immaginare uno sbarco in pompa magna del calcio professionistico negli Stati Uniti. Aggiungiamo anche la spettacolare inaugurazione del nuovissimo stadio dei San Francisco 49ers (con la nuova stagione della NFL il Levi’s Stadium raccoglierà l’eredità dello storico Candlestick Park) celebrata con un “soccer game” tra i San Jose Earthquakes e i Seattle Sounders giocato davanti a 50mila spettatori (con biglietti a prezzi tutt’altro che popolari).

Non solo tifosi però. Il calcio negli USA sta crescendo in maniera esponenziale soprattutto quando si parla di praticanti. Numeri significativi soprattutto tra i giovanissimi, in maggioranza ragazze.

Anche nei college si inizia a preferire il “soccer” al tanto amato football (americano), al baseball o al basket.

Con la crescita dei praticanti però nascono nuovi “problemi”.

Gli Stati Uniti sono la patria della class action (l’azione giudiziaria civile che riunisce un nutrito numero di persone che si ritengano “danneggiate” e che permette di ottenere risarcimenti consistenti e spesso anche nuove leggi a tutela di determinate categorie o situazioni) e ora la FIFA rischia di trovarsi implicata proprio in una di queste.

Il caso si è aperto in California, dove un gruppo di genitori ha citato in giudizio davanti alla corte federale la USSF (la federazione nazionale) , il governo internazionale del calcio (FIFA) e l’Associazione Americana Giovani Calciatori (AYSO) accusandoli di non aver fatto abbastanza per tutelare i ragazzi dal rischio di gravi infortuni e dai traumi causati dai colpi di testa.

Sembra uno scherzo vero? Negli USA però la cosa è maledettamente seria.

Il rischio di lesioni alla testa causate dall’attività sportiva è un tema caldissimo. Il mese scorso la National Collegiate Athletic Association (NCAA) è stata costretta, dagli stessi avvocati che seguono la causa contro la Fifa, a istituire un fondo da 70 milioni di dollari da destinare a test medici approfonditi sulle conseguenze di ferite alla testa rimediate in allenamenti o partite.

Verso il calcio nessuna richiesta di denaro, spiegano i curatori della causa, ma solo la sollecitazione ad un serio approfondimento del tema che porti a stabilire anche nuove regole per la tutela dei giovani calciatori come ad esempio limitare il numero di volte che un giocatore “Under 17” può colpire la palla di testa o permettere sostituzioni temporanee (anche nelle leghe professionistiche) dei giocatori che abbiano subito ferite al capo.

Per ora la FIFA non sarà chiamata direttamente a rispondere del caso, ma i giudici federali californiani potrebbero ritenere presto necessario un suo coinvolgimento a pieno titolo. Sarà l’occasione per vedere Joseph Blatter per la prima volta in un tribunale?

di Massimo Parisi@max_parisi68

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