By | 30 Marzo 2020

Milan 1989: la leggenda della squadra più forte di tutti i tempi raccontata da chi la inventò.

Prima di parlare di un libro come quello oggetto di questo scritto serve una piccola premessa, ch rubiamo pedissequamente dalla prefazione scritta da Luigi Garlando: “Che uno scrittore di fede interista celebri una Coppa dei Campioni vinta dal Milan può sembrare sospetto. […] In realtà l’impresa raccontata in questo libro vola alto sopra i campanili, oltre i confini di appartenenza”.

Dopo questa doverosa premessa siamo certi si possa raccontare quella incredibile cavalcata senza paura che vi preoccupiate di cosa stava facendo la vostra squadra del cuore il 24 maggio 1989.

Perché “La coppa degli immortali” inizia proprio dai minuti che la squadra sta trascorrendo negli spogliatoi in attesa di scendere in campo e disputare la finale della Coppa dei Campioni sfidando la Steaua Bucarest.

Il risultato con cui si concluse quel match credo lo conoscano anche i sassi: 4 a 0 per i rossoneri, doppiette di Ruud Gullit e Marco Van Basten. Serve altro? La giusta conclusione di una “campagna di conquista” europea che il Milan scolpito da Arrigo Sacchi aveva condotto a partire dal 7 settembre del 1988.

In questa storia c’è tutta l’essenza della filosofia che ha permesso al “profeta di Fusignano” di cambiare per sempre il disegno tattico e atletico del calcio mondiale. Quel Milan diventa il simbolo della rivoluzione sacchiana.

Luigi Garlando, tra le firme più importanti della Gazzetta dello Sport, ci accompagna insieme al mitico Arrigo nella scoperta di tutti gli eventi, le follie, le coincidenze e anche le sfide nella sfida, che hanno portato fino a quella sera del 24 maggio 1989 nello spogliatoio di Barcellona.

La spavalderia di Sacchi, le “intemperanze” degli olandesi, la voglia di riscatto di alcuni giocatori che certa stampa dava già per bolliti. Un racconto in prima persona arricchito anche da alcuni documenti fotografici che aiutano a comprendere l’essenza del “credo sacchiano”.

Ci sono passaggi illuminanti e vale la pena riportarne uno che la dice lunga su come sia nato l’asse Sacchi-Berlusconi, che ha permesso al Milan di dominare per anni in lungo e in largo:

“Io ero d’accordo con Galliani per prenderlo (Carlo Ancelotti ndr), la Roma era d’accordo a darcelo convinta di rifilarci “una sòla”, come si dice nella Capitale. Berlusconi, che sapeva dei tre menischi e dei due crociati operati, non voleva mettersi in casa un giocatore con il 20% di invalidità certificata. […] Gli telefonai (a Berlusconi ndr) e gli spiegai: << Mi preoccuperei se il 20% fosse stato alla testa, ma è solo alle gambe. Siamo fortunati. Io ho bisogno di un cervello in mezzo al campo>>. Poi calai l’asso: <<Se me lo prende, vinco lo scudetto. Sicuro>>. Me lo prese perché gli avevo dimostrato il coraggio di sognare, credo”.

Così l’allenatore “più eretico di sempre” diventa il profeta del nuovo calcio, del cambio di registro che passa dal “catenaccio italico” al “pressing totale”. Dall’attesa dell’avversario al possesso palla prolungato e finalizzato ad arrivare in porta.

Una filosofia che proprio in quella Coppa dei Campioni regalò ai tifosi rossoneri una delle serate più memorabili della storia di questo sport quando, il 19 aprile, nella semifinale di ritorno a San Siro il Milan di Sacchi umilia per 5 a 0 il Real Madrid di Beenhakker. Un risultato che rende ancora più logico il titolo di questo libro: La coppa degli immortali.