Inter: Benitez e i tanti motivi di una crisi

Dopo cinque anni vedere l’Inter così lontana dalla vetta dalla classifica non può non sorprendere. I nerazzurri hanno fatto solo 20 punti in 13 partite, 9 in meno del Milan capolista e 12 in meno dell’Inter di Mourinho edizione 2009/10.

Numeri assolutamente negativi che mettono in croce Rafa Benitez ma che non raccontano tutto. Non raccontano i mille infortuni e il calo di alcuni giocatori chiave. A Verona nella sconfitta contro il Chievo mancavano Julio Cesar, Maicon, Samuel, Chivu, Thiago Motta e Milito, sei pilastri della squadra che ha fatto tremare l’Europa. A questi io aggiungerei l’ovvio inizio della parabola discendente di capitan Zanetti (che i 37 anni prima o poi li dovrà pagare), la convalescenza di Cambiasso e un Santon che dopo aver promesso tanto due anni fa non sembra ancora pronto a fare il salto di qualità che tutti si aspettavano.

Tante giustificazione che però non bastano a spiegare il momento negativo dell’Inter. Che la rosa rischiasse di non essere qualitativamente e numericamente completa lo si sapeva dall’inizio. Mancano le alternative davanti a meno di non considerare tali Biabiany e Coutinho. Solo Eto’o e Milito sono all’altezza e Pandev è un buon rincalzo: stop. A centrocampo non si è considerato l’età di Zanetti e la cronicità degli infortuni di Stankovic e soprattutto Thiago Motta (e c’è anche Sneijder sempre a rischio). In difesa poi non ci sono alternative valide a Lucio e Samuel con Cordoba e Materazzi abbondantemente da pensionare. Il Milan degli ultimi anni doveva servire da esempio: con l’età non si scherza.

Infine non sottovaluto le colpe dell’allenatore. La squadra è passata da un martello come Mourinho a un pacioccone come Benitez. Il tecnico spagnolo non ha saputo (ed era oggettivamente difficilissimo) dare nuovi stimoli a un gruppo che aveva vinto tutto e in più non sta riuscendo a salvare il salvabile nei momenti difficili. Probabilmente serve maggior compattezza a centrocampo e difesa: meglio pensare a non prendere gol sperando nelle invenzioni di Eto’o piuttosto che rischiare giovani al momento ancora acerbi come Biabiany o Coutinho.

Insomma tante motivazioni per spiegare una crisi che in fondo dopo tanti anni pieni di luci e con pochissime ombre era anche da aspettarsi.

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