Inter: Mourinho e l’addio per ambizione

“Voglio essere il primo allenatore a vincere la Champions League con tre squadre diverse”. Ecco il motivo della decisione di Mourinho di dare l’addio all’Inter annunciata dallo stesso tecnico portoghese dopo la vittoria di Madrid. Non va al Real Madrid perché non si trova bene nel calcio italiano e non è nemmeno vero che ci va per soldi, milione in più milione in meno la sua vita da ricchissimo non cambierebbe di una virgola. Il vero motivo è l’ambizione, la stessa che lo spinse dal Porto al Chelsea subito dopo il trionfo nella massima competizione europea. Lo Special One si affeziona sempre ma non vuole lasciare le radici da nessuna parte. Lui vuole le sfide e vuole sempre veder crescere la sua carriera. Dopo il Real ha già pronto un piano spettacolare: “Voglio andare negli Stati Uniti e aiutare il calcio a diventare lo sport più amato dagli americani”, ha detto. Quindi solo a fine carriera allenerà il Portogallo a cui cercherà di regalare qualche “titulo”.
Scelte tutte comprensibili e affascinanti. Basta però prendere in giro la gente toccando la corda dei sentimenti. L’amore per il Porto era vero? Per il Chelsea? Per l’Inter? Quelle lacrime al Bernabeu erano vere? Chi ama davvero resta non lascia, secondo me
Volta pagina lui e devono voltarla anche gli interisti, amanti delusi e quasi traditi. “Non mi è piaciuta la tempistica”, ha detto Moratti che però doveva immaginarsi una fine simile. Lo scorso giugno quella frase “Resto al 99%” e quel contratto con la clausola di rescissione dovevano farlo riflettere. Il professionista comunque è stato esemplare: ha dato tutto per la causa portando a casa tutti i successi possibilie. Dal punto di vista umano lo si può comprendere anche se una volta in più ha fatto capire che nel calcio di oggi i sentimenti ormai non hanno più spazio.
A questo punto basta paragoni con Herrera. L’argentino all’Inter ci restò 8 anni, vinse più di lui e visse anche il calo della sua squadra, lo speciale resta sempre HH.

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