La lezione del Real di Mourinho al Milan

Ci sono sconfitte e ci sono lezioni di calcio. Il 2-0 che il Real Madrid ha rifilato al Milan è una lezione anche delle più dure. Tecnica, fisico, velocità, organizzazione di gioco, il club blanco ha surclassato i rossoneri ben oltre il risultato. José Mourinho si è fatto beffe del suo collega Allegri e forse ancora sta ridendo nello spogliatoio.

Il Real delle tante individualità è stato più squadra perché ha giocatori più giovani, più affamati e perché ha un allenatore che è un martello. Il Milan invece era lungo e lento e ha giocato in 10 come spesso gli capita perché Ronaldinho è uno splendido fantasma. Il brasiliano tocca due palloni a partite e in genere li tocca anche bene ma per il resto è totalmente nullo. E una squadra che ha già due attaccanti come Ibrahimovic e Pato e un centrocampo che ha solo in Gattuso un elemento altamente dinamico non si può permettere il lusso di schierare anche l’ex fantasista del Barcellona.

Certo non si gioca sempre contro uno squadrone come il Real ma se Allegri vuole competere fino in fondo per la Champions League deve fare delle scelte dolorose. Uno tra Ibrahimovic, Pato e Ronaldinho deve stare fuori soprattutto se a centrocampo non si vuole rinunciare a un Seedorf sempre meno dinamico ma prezioso tatticamente. E noi sappiamo che schierare Ronaldinho è una scelta obbligata se non si vuole scontentare Berlusconi.

Alla fine forse la soluzione per tutti i mali del Milan è che in panchina sieda veramente il presidente del Consiglio. Dovesse vincere dimostrerebbe a tutti gli “incompetenti” (chi scrive per primo) che è veramente invincibile. Dovesse perdere capirebbe di aver costruito una squadra di grandissime individualità ma impossibili da schierare in campo in maniera logica.

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