La morte sulle strade del Giro d’Italia

La fatalità, la tragedia. Il Giro d’Italia vive il suo giorno di dolore. Un ragazzo del gruppo è morto sulle strade di una delle più belle corse ciclistiche al mondo. Il belga Wouter Weylandt è caduto rovinosamente sull’asfalto mentre percorreva una discesa (Passo del Bocco) a circa 25 dal termine della terza tappa del Giro, la Reggio Emilia-Rapallo di 173 km.
Un tratto di strada neanche particolarmente difficile ma che è costato la vita a un giovane corridore che nei sui ancora pochi anni di carriera aveva dimostrato di essere un ottimo ciclista.

Abbiamo seguito in diretta gli ultimi metri della vita di Wouter. Il suo volto tumefatto, il massaggio cardiaco e tutte le notizie che l’inviato della Rai dava di continuo. Fino alla morte annunciata da Auro Bulbarelli. Impossibile restare indifferenti a un evento del genere. E’ morto un ragazzo ed è morto davanti a milioni di telespettatori che stavano assistendo a uno spettacolo. Figuriamoci le sensazioni di chi lo conosceva davvero e non tramite un teleschermo.

“Dobbiamo continuare a correre perché è il nostro lavoro e perché sono sicuro che anche lui lo vorrebbe” mi ha raccontato Stefano Zanini, che è il direttore sportivo della Geox, una delle squadre più forti di questo Giro, e che aveva conosciuto Weylandt quando il belga faceva i primi passi nel mondo del professionismo alla Quick Step. Aveva la voce rotta Zanini (l’ho sentito pochi minuti dopo la tragedia) ma sapeva già per esperienza che non ci si può fermare.

The show must go on come sempre. Un giorno o poco più di lutto e poi si riparte. Non è una critica ma è quello che succede nello sport, in tutti gli sport. Il Tour de France non si fermò il 18 luglio 1995 quando a perdere la vita fu il nostro Fabio Casartelli anche lui appena 25enne; così come non si è fermata la Formula 1 quando ha vissuto le sue tragedie o lo sci o il calcio.

Di sicuro quella di domani non sarà una tappa normale. “Spegneremo la musica, cancelleremo la festa, terremo i toni bassi come accaduto oggi negli ultimi 10 km di questa sciagurata tappa”, ha fatto già sapere il patron del Giro, Angelo Zomegnan.
Ci penseranno poi i corridori a ricordarlo nel modo migliore come fece ad esempio il signor Lance Armstrong per Casartelli 16 anni fa.

Chiudo con le parole apparse sul sito ufficiale di Weylandt: semplici ma significative. “Vaarwel Wouter, je was uniek” – “Addio Wouter, tu eri unico”

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