La primavera nera del ciclismo italiano

Archiviate le grandi classiche del nord e con il Giro d’Italia alle porte è tempo di fare il primo bilancio della stagione ciclistica internazionale. E se le storiche corse in Francia, Belgio e Olanda hanno regalato tutte finali incerti e la mancanza di un dominatore assoluto, ciò che è emersa in maniera lampante è purtoppo la grave crisi del nostro ciclismo. Anche i primi mesi del 2014 hanno confermato il triste momento del movimento italiano. Negli ultimi cinque anni, tra le principali gare di un giorno del calendario Uci, mettiamo in bacheca solo il successo di Enrico Gasparotto nella Amstel Gold Race del 2012 . Un bottino mai così magro soprattutto se raffrontato ai due quinquenni precedenti (13 vittorie tra il 2004 e il 2008, 12 successi tra il 1999 e il 2003). Purtroppo non sono mancate solo le vittorie,  i nostri corridori infatti non si sono praticamente mai visti davanti al gruppo negli ultimi chilometri. Se si esclude il bel tentativo di Caruso e Pozzovivo nella Liegi-Bastogne-Liegi, svanito comunque a pochi passi dal traguardo, gli azzurri non hanno mai inciso in questa prima parte di stagione. Sono pochi gli spazi per i nostri ciclisti all’interno delle corazzate straniere, dove alla fine è sempre Nibali il più attivo. Nel contempo, le due formazioni Pro Tour italiane hanno deciso di non di responsabilizzare le speranze del nostro ciclismo nelle classiche di primavera. Ed ecco che la Lampre-Merida si è affidata ai due “vecchi” Pozzato e Cunego, lasciando dietro le quinte Diego Ulissi (classe ’89), che in ogni caso ha avuto le sue chance nella Freccia Vallone, chiusa con un dignitoso 17° posto. La Cannondale ha giustamente puntato tutto su un deludente Peter Sagan e ha “conservato” per il Giro il ventiquatrenne astro nascente Moreno Moser.

Pochi risultati per gli italiani, pochissimi investimenti per questo sport. Un triste binomio che anche Davide Cassani ha recentemente messo in evidenza in occasione del Gran Premio Liberazione: “Il ciclismo è cambiato tanto in questi anni, in peggio in Italia se si pensa che non ci sono più prove importanti che possano dare ad un giovane la possibilità di crescere in modo corretto”, ha dichiarato il neo ct della nazionale. Mentre in Belgio e in Olanda nascono e si rafforzano scuole di ciclismo all’avanguardia e impianti dedicati alle due ruote (date per esempio un’occhiata al Bike Park  di Utrecht), sul nostro territorio, anche in zone tradizionalmente votate alle due ruote, diminuiscono le corse per i ragazzi: in Toscana saranno quest’anno solo 18 le gare per juniores.

Ma ora è tempo di rimboccarsi le maniche in vista delle grandi corse a tappe, e anche qui i bookmaker non ci vedono tra i favoriti: le punte di diamante del ciclismo nostrano per le strade del Giro saranno, ancora una volta, Basso e Scarponi (fuori dal podio secondo gli scommettitori), mentre al Tour de France a tirare avanti la carretta tricolore dovrà pensarci Vincenzo Nibali, che avrà l’arduo compito di regalare qualche luce su una stagione del ciclismo italiano che si prospetta nuovamente buia.

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