La serie A non parte, è sciopero!

Damiano Tommasi presidente Aic

Quello che tutti i tifosi temevano è avvenuto. La serie A non parte per lo sciopero dei calciatori: niente partite in questo fine settimana in cui era programmata la prima giornata del massimo campionato italiano. Il tema piuttosto ostico per i più è quello del contratto collettivo. L’associazione dei calciatori, l’Aic, e la Lega di serie A infatti non hanno trovato l’accordo per firmare il nuovo contratto.

I nodi principali sono contributo di solidarietà e fuori rosa: articoli 4 e 7.

Per quanto riguarda l’articolo 4 i club vorrebbero aggiungere una precisazione. “Non è ammesso il patto contrario. Eventuali contributi straordinari, quale quello previsto dal Dl 14 agosto 2011 (la manovra economica del governo) o analoghi provvedimenti, saranno comunque esclusivamente a carico del calciatore”.

Riguardo all’articolo 7 (quello dei fuori rosa) invece sempre le società vorrebbero inserire la seguente correzione: “Quanto previsto al precedente comma non impedisce allo staff tecnico della società di organizzare allenamenti differenziati per tutto il tempo ritenuto necessario a soddisfare le esigenze tecniche stimate dallo staff”.

In sintesi le società vogliono poter essere sicure che eventuali tasse straordinarie decise dal governo siano in tutti i casi a carico degli atleti. Inoltre vogliono poter gestire i fuori rosa a modo loro. Posizioni che evidentemente non possono essere accettate dai calciatori che soprattutto sul tema dei fuori rosa non ci sentono.

C’è da dire che proprio questa mattina l’Aic ha compiuto un estremo tentativo per evitare il rinvio della prima giornata del campionato di Serie A. Raccogliendo l’assist di ieri del patron del Napoli De Laurentiis il presidente del sindacato Damiano Tommasi ha proposto alla Lega di firmare un contratto collettivo “ponte” fino a giugno 2012 senza le correzioni agli articoli 4 e 7 ma i presidenti della serie A hanno respinto a maggioranza anche l’ultima proposta.
E’ il secondo sciopero nella storia del nostro calcio, il primo si verificò il 16 e il 17 marzo 1996, quando i calciatori si rifiutarono di scendere in campo per protestare contro la mancata soluzione di una serie di questioni.

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