L’analisi di un brutto derby di Milano

Di Matteo Ronchetti

Mai probabilmente si era visto un derby di Milano con così pochi contenuti tecnici, fotografia perfetta del momento complicato delle due squadre, ancora in fase di ricostruzione e alla ricerca di un’identità precisa. Un derby certamente non all’altezza dei contemporanei classici di Spagna e Francia, un derby mediocre cui evidentemente anche la direzione di gara di Valeri si è adeguata. Il gol subito al quarto, settimo incassato su palla inattiva, ha guastato il tema tattico previsto dal Milan, incentrato sulle ripartenze negli spazi dei brevilinei. Trovato il vantaggio e fallito clamorosamente il regalo del raddoppio, l’Inter si è accontentata di murare gli avversari. Arroccata indietro, ha smascherato la pochezza offensiva dei cugini, incapaci di costruire e aggrappati ai guizzi dei singoli, spesso irriconoscibili rispetto al passato, vedi Boateng e Robinho
La sterilità offensiva sta diventando un problema: 7 appena i gol realizzati finora, in 7 giornate, tre di Pazzini (in una gara) e 4 di El Shaarawy. L’anno scorso erano 12 frutto di 9 giocatori diversi, miglior attacco della serie A. Inutile aggrapparsi al ricordo di Ibra, fermo allora a una sola marcatura. L’involuzione collettiva è evidente. Tanto che stavolta Allegri non si nasconde, smascherando i proclami della società: “Lottare per il campionato ora è impossibile”. E siamo solo alla settima giornata…
Sul fronte opposto il derby incorona ancora una volta Samuel come talismano nerazzurro. 10 giocati, 10 vinti, stavolta con la gioia personale del sigillo decisivo. Nonostante il grande lavoro sporco, ha inciso meno Milito. Abituato a vincere da solo i derby, forse non gli pareva vero trovare un alleato inaspettato come Abbiati ed è rimasto vittima di quell’errore clamoroso al settimo. Bene la fase difensiva (anche se da rivedere Juan Jesus, spesso troppo irruente), male quella offensiva. Le ripartenze rimaste in canna hanno appannato le valutazioni di Cassano e Coutinho, mentre l’esultanza smodata di Stramaccioni appare giustificata (il derby è sempre il derby) ma fin troppo sopra le righe per quel poco che si è visto in campo. La missione è comunque compiuta, il distacco dalla vetta resta di 4 punti, un ritardo accettabile. 

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