Libri: Giocare da uomo. L’autobiografia di Javier Zanetti

A prima vista Javier Zanetti potrebbe non sembrare il protagonista ideale di un’autobiografia avvincente: fidanzato e poi sposato con Paula da quando aveva 19 anni, carriera legata indissolubilmente a un’unica squadra, l’Inter. Mai una polemica, una parola fuori posto, un gesto eclatante.
Eppure “Giocare da uomo“, scritto dal capitano dell’Inter insieme al giornalista Gianni Riotta, acceso tifoso nerazzurro, svela lati di Zanetti che i più non potrebbero immaginare. Non mancano rivelazioni importanti di Pupi nel ripercorrere la propria vita, da quando si svegliava alle 5 di mattina per consegnare il latte e aiutare papà Rodolfo in cantiere, ai primi calci da professionista tirati al Talleres, fino all’arrivo in Italia e alla consacrazione come uomo e come giocatore.
Ciò che più mi ha colpito è la schiettezza con cui Zanetti definisce Marco Tardelli il peggior allenatore mai avuto, sia come uomo che come professionista. Allenamenti noiosi e ripetitivi, rapporto nullo con lo spogliatoio e il racconto del post derby perso 6-0 col Milan: riunione di tutta la squadra a casa di Massimo Moratti col patron pronto alla sfuriata. Tardelli va a sedersi proprio accanto a Moratti, ma qui interviene Zanetti che lo invita a muso duro a stare dalla parte dei giocatori in quanto, come loro, colpevole della disfatta.
Zanetti ne ha anche per i colleghi: Bonucci, Chiellini e Piqué vengono invitati a darsi una calmata quando giocano, perché dimenticano nello spogliatoio il rispetto per gli avversari pur di arrivare al successo.
Tra un aneddoto e un altro di oltre 20 anni di carriera, ecco, mezza celata, anche una rivelazione importante: chi ha vissuto nel mondo del calcio sa benissimo che di gay ce ne sono, come in ogni altro ambiente lavorativo, dice Zanetti. E se non è una novità assoluta questa…
Per l’argentino, ormai a fine carriera, si prospetta una carriera da dirigente: e Zanetti promette di essere uno tosto, se è vero che il primo obiettivo è quello di creare un comitato di ex calciatori di un certo spessore (Figo, Matthaus, Maldini, Batistuta per citarne alcuni) che si preoccupi di tutelare gli interessi dei giocatori nello stilare gli ormai fittissimi calendari. Secondo Zanetti, Fifa e Uefa badano solo a bilanci e interessi commerciali, senza tener conto delle esigenze dei protagonisti che vanno in campo: e se questo aspetto sta a cuore a uno che in carriera avrà saltato l’1% delle partite, c’è da credere che sia davvero importante.

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