Lockout Nba, una sconfitta globale

Di Luca Gregorio

Delusione. Rabbia. Incomprensione. Sono solo alcuni sentimenti che si agitano nei cuori di milioni di tifosi alla luce di un lockout Nba che ormai è realtà conclamata. Dura da digerire, ma pur sempre reale. Si potrebbe scrivere per ore, si potrebbe dibattere su mille questioni, ma il punto è che ci troviamo senza basket Nba. Quindi senza un pezzo significativo del mondo dello sport, senza una girandola di emozioni difficili da trovare in altre discipline e senza quel magico mondo che è il basket professionistico americano.

Difficile dire dove cominci la ragione di una delle due parti e dove inizi la il confine col torto. Nella vita seve buonsenso e, dopo mesi, non è stato usato. O non si è voluto usare. Questa è la cosa grave, questa è la cosa più preoccupante. In ballo ci sono milioni di dollari, ma il braccio di ferro è fra persone che già ne guadagnano uno sproposito. E qui arriva l’assurdo, perchè la situazione di stallo sta infliggendo un altro durissimo colpo all’economia americana e mondiale, togliendo lavoro a migliaia di persone. Perchè l’Nba, forse è bene ricordarlo, non richiede certo l’organizzazione di una partita al parco Sempione con gli amici, ma è basata su un sistema complesso, variegato e con le competenze e i servizi di migliaia e migliaia di professionisti. Al momento fermi, al momento senza lavoro, al momento senza stipendio.

La riflessione amara deve purtroppo viaggiare sui due piani paralleli dello sport e del risvolto sociale che questo lockout ha già provocato e sta provocando. Una ferita che sta sanguinando profondamente, che potrà avere risvolti legali e che non si sa, al momento, quando si possa rimarginare.

A pagare di più, come sempre nella società moderna, sono comunque non tanto i protagonisti della vicenda (a cui non neghiamo certo una buona dose di amarezza e insoddisfazione) quanto gli spettatori di questo “spettacolo”. Non degno dell’Nba, non degno dello sport, non degno dell’America.

A noi innocenti tifosi non resta che rimanere sull’altra sponda della riva dell’Hudson (giusto per non fare riferimenti casuali), aspettando che Stern ci porti una buona novella e i giocatori si mettano una mano sul cuore, ricordandosi prima di tutto di essere uomini privilegiati, lasciando contrattazioni politiche e richieste fuori luogo ad altri ambiti e altri contesti…

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