Lunga vita al Re

Francesco Totti decide ancora contro il Torino e torna a chiedere il rinnovo. Il capitano (40 anni a settembre) vuole ritirarsi con lo scudetto sul petto

di Francesco Federico

Magico Totti, quindi magica Roma. Due gol in due minuti per riprendere al fotofinish una partita che sembrava persa, stendere il Torino e blindare il terzo posto che vale la Champions. La migliore risposta a chi lo vuole finito e non lo ama più, come il suo allenatore. Francesco Totti non corre e ha la carta d’identità ingiallita ma non importa, decide ancora. Entra e illumina una squadra fino a quel momento spenta. “Forse dovevo metterlo dieci minuti prima”, ha detto nel dopo gara Luciano Spalletti, che non se l’è sentita di rovinare la festa dei tifosi dell’Olimpico in piedi ad applaudire il Pupone.

Er capitano sembrava aver già letto il copione che gli Dei del calcio avevano preparato per lui. Dopo soli 40 secondi dall’ingresso in campo segna un gol in cui c’è tutto il fiuto dell’attaccante puro: prontezza, istinto, tempismo sotto porta, coordinazione e tecnica. Doveva essere lui a spingere quella palla su deviazione di Manolas, è evidente. Il rigore traformato due minuti dopo per lui è forse più importante di quello che ha mandato l’Italia ai quarti del Mondiale di Germania 2006, di certo non meno difficile. Fanno 246 e 247 in Serie A, 4 in 9 partite, uno ogni 87 minuti se preferite. A quasi 40 anni è a dir poco fenomenale.

Spalletti non sa che pesci prendere ed è verosimilmente in difficoltà. Se fa gol giocando col contagocce è difficile per qualsiasi staff tecnico non ammettere che è ancora utile alla causa (le sue quattro reti hanno portato 5 punti ai giallorossi). Se poi ha più voglia dell’attaccante titolare (Dzeko) che costa alla Roma 4,5 milioni a stagione si capisce perché nella capitale il dibattito su Totti è più che mai acceso. Ritiro? Neanche a parlarne fosse per lui. Giocherebbe il prossimo anno anche gratis accettando 38 panchine su 38, concetto già ribadito alla dirigenza.

TottiLa verità è che Francesco Totti vorrebbe salutare il calcio con un’emozione ancora più grande: la gioia di uno scudetto sulla maglia, un tricolore che ha vinto solo una volta in 23 anni e che manca ai giallorossi dal 2001. Una sfilza di secondi posti in campionato, anni passati a veder gioire la Juve della triade, l’Inter dell’era primo Mancini-Mourinho, quindi la nuova Signora di Conte e poi di Allegri. Finchè avrà gambe e cuore vuole inseguire quel sogno, anche a 40 anni. Ha dato troppo a questa squadra per non provarci ancora, non accetta l’idea che qualcuno decida del suo futuro per lui. Un messaggio scandito a chiare lettere nell’esultanza dei due gol contro il Torino. Riportare lo scudetto a Trigoria è la sua vera ossessione, uno stimolo inappagabile che lo porta a non farsi mettere da parte da nessuno, a qualunque condizione. Il tempo però stringe, sa di avere solo quattro partite per convincere James Pallotta a non mandarlo in pensione.

L’AS Roma farebbe bene ad ascoltare le richieste del suo Re non solo per quel che riguarda l’aspetto del campo perché Totti, piaccia o no, è ancora l’immagine della Roma soprattutto al di fuori del rettangolo verde. Il problema non è solo di Spalletti ma anche dell’Ufficio marketing, che teme un prevedibile e vertiginoso calo dei ricavi per il brand all’estero, dove la società ha fame di sponsorizzazioni e opportunità di business. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Roma è ormai di casa da qualche anno e si mette in mostra durante le tournee estive; migliaia di sostenitori del soccer sono cresciuti nel mito di Tottigol. Nel mondo la Roma esiste solo perché c’é Totti, che attrae capitali e fa vendere ogni anno decine di migliaia di magliette col numero 10. Un motivo in più per Pallotta e soci per non dormire sonni tranquilli fino al 30 giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn