Marco Pantani: undici anni senza il Pirata

Il 14 febbraio 2004 al residence Le Rose di Rimini se ne andava il Pirata. Marco Pantani, l’ultimo fuoriclasse di uno sport che, dopo la sua scomparsa, non ha più saputo trovare un protagonista che ne incarnasse il valore originario: l’epica. Gli scatti del funambolo di Cesenatico erano tutte imprese atte a superare se stesso. Sincerità pura fatta a pedale che ti faceva saltare dal divano o correre affianco alla sua bici su quelle piccole strade di montagna che sembravano aspettassero solo lui. Un folletto che, anche solo per pochi anni, ha ridato un senso a quelle strade, che si era perso con il dominio del  primo dei grandi “calcolatori”, Miguel Indurain, e che scomparirà di nuovo per 7 volte come le maglie gialle di Lance Armstrong.
Pantani era istinto puro, fuori dalle regole e dal tempo. Quell’istinto che fino alla mattina del 5 giugno 1999 lo aveva portato più in alto di tutti e che dopo la squalifica di Madonna di Campiglio lo ha fatto crollare. Poteva fermarsi 15 giorni e rimontare in sella, ma il Pirata non ha mai saputo accettare di essere stato fermato, di essere “un Dio tirato giù dal cielo” come scriveva Gianni Mura in quel San Valentino di dieci anni fa.
Leggendo la pagina di Wikipedia sul doping, la squalifica di Pantani in quel Giro D’Italia è citata tra i casi più eclatanti. Al di là delle sue colpe, associare il Pirata alle pratiche dopanti è puro opportunismo. Innanzitutto perchè (ed è triste ammetterlo ma ormai è conclamato dalle numerose testimonianze) tutti i ciclisti, anzi tutte le squadre, facevano uso di Epo in quegli anni. Secondo perché il doping non l’hanno inventato gli atleti, e spesso ce ne dimentichiamo quando puntiamo il dito solo contro i ciclisti, senza mai vedere chi dietro le quinte si prende la fetta più grande della torta e rimane impunito.

Ma queste sono considerazioni che non riguardano più Pantani. Del Pirata resta il talento, la gioia che ha saputo regalare ai tifosi, la fame infinita di un piccolo uomo che non smetteva mai di rialzarsi sui pedali, anche dopo essere stato investito da un fuoristrada durante una corsa di biciclette. Se volete altri dettagli sulla carriera di Marco Pantani potete visitare questo sito http://www.pantani.it/.

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