Milan: l’analisi della crisi societaria

Una normale guerra tra poteri forti o l’alba di una svolta societaria? La risposta al momento è difficile. Sicuramente questa crisi societaria a tinte rossonere scatenata improvvidamente da Barbara Berlusconi deflagra in uno dei più brutti inizi di campionato del Diavolo, che non andava così male dal 1981/82 stagione che i milanisti con qualche capello bianco in testa ricordano con orrore visto che si è materializzata l’unica retrocessione sul campo della gloriosa storia rossonera.

C’era bisogno di questa uscita di BB? Io dico di no, ci sarebbe da pensare al campo più che alla poltrona in questo frangente ma è anche vero che tutto sto vociare ha tolto un po’ di attenzione, e di pressione, a una squadra che ha ampiamente dimostrato di avere un deficit proprio caratteriale. Alla fine però mi è parso squallido e di cattivo gusto sfruttare il momento orribile della squadra per sferrare una coltellata ad Adriano Galliani. Se questo è il modo di gestire gli affari di Barbara, non vedo come possa rendere roseo il futuro del Milan.

Entrando nel merito dei progetti di BB, io non li vedo nemmeno troppo stupidi. Serve davvero una nuova filosofia soprattutto per quanto riguarda il mercato. E’ chiaro a tutti come negli ultimi anni la strategia di Galliani sia stata tutta improntata a parametri zeri, campioni in difficoltà e qualche giovane promettente. Modus operandi rischioso, infatti a volte è andata bene, spesso però male (come negli ultimi 2 anni). La sensazione più fastidiosa è che l’ad rossonero si affidi troppo spesso ai soliti amici: procuratori o direttori sportivi che siano. Ci sono stati gli affari col Real (Emerson, Ronaldo, Kakà), quelli col Genoa di Preziosi, quelli con Raiola e buoni ultimi quelli con Oscar Damiani che ci ha fatto arrivare dal campionato francese chicche come Taiwo e Traore. 
C’è però da dire che questo nuovo corso di Galliani è stato anche obbligato dal taglio dei rifornimenti arrivati dalla casa madre. Forse Marina e Pier Silvio si sono dimenticati di avvertire la sorellina. Possibile che con lei al comando torni la voglia di aprire il portafogli? Lo dubito.
Quanto ai nomi che prevede il progetto BB, mi piace molto Demetrio Albertini. L'”euclideo” è persona intelligente e ha fatto esperienza in Federcalcio. Affidarsi a lui mi sembrerebbe sensato. Non sono sicuro invece che Paolo Maldini possa avere la stoffa del dirigente, soprattutto se operativo. Maldini jr lo vedo adatto a qualche carica istituzionale, anche presidente alla Facchetti, ma non lo vedo da direttore generale o sportivo. Mi direte voi: se lo fa Branca, lo può fare anche Maldini… e qui non posso darvi torto. Non considero nemmeno le voci che riguardano Pradé. Non ha né il carisma né le entrature giuste per diventare il direttore generale del Milan: un mondo lontanissimo dal suo abituale.
Nel frattempo Max Allegri si gioca una panchina sulla quale non riesce nemmeno a sedersi tanto è traballante. Forse il caos societario ha prolungato la sua agonia ma direi che dopo Chievo avremo le idee più chiare anche perché arriverà la sosta per la nazionale, il momento più propizio per cambiare allenatore
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