Mourinho: anche a Madrid sotto scorta

Presidenti, calciatori, tifosi e… qualche guardia del corpo. A Madrid come a Londra e Milano, José Mourinho avrà bisogno della sua scorta. Il suo modo di fare controverso con le molte provocazioni fatte agli avversari come strategia di vittoria ha generato negli anni molto livore nei suoi confronti: qualche tifoso avversario si è limitato agli insulti, qualcun’altro (più svitato) è anche arrivato alle minacce di morte. Per questo motivo da quando la sua carriera è svoltata, nel 2004 col Chelsea, il tecnico portoghese ha avuto bisogno della scorta. E la sua avventura a Madrid non farà eccezione.

La prima minaccia risale addirittura alla vigilia della sua prima finale di Champions League, nel 2004, quando con il Porto doveva affrontare il Monaco. “Per il momento non faremo niente perché devi giocare una finale di Champions, però quando tutto sarà finito, tu sarai un uomo morto. Appena tornerai a Oporto ci sarà la tua fine. Non avrai possibilità di scamparla“. Il contenuto della sua prima minaccia (composta dagli stessi tifosi del Porto che non gradivo l’addio di Mou in direzione Chelsea) lo ha svelato anni dopo proprio lo Special One che ha precisato che fu per quel motivo che non partecipò ai festeggiamenti dei suoi giocatori dopo la vittoria.

In Italia con l’Inter altre minacce. La polizia scovò per tempo una banda di macedoni che stava pianificando il suo rapimento. Ma non fu l’unico episodio. Quando sostituì Muntari contro il Bari lo scorso agosto spiegò la sua decisione con il fatto che il giocatore, musulmano, “era indebolitò dal Ramadan”. Parole che scatenarono i fondamentalisti pronti a colpire l’infedele.
Con tutti questi precedenti, Mourinho non cambierà le sua abitudini e vivrà anche a Madrid con le guardie del corpo. Un fatto eccezionale per il club blanco, dato che finora solo il presidente Florentino Perez aveva una protezione personale. A questo punto però per evitare qualsiasi problema è possibile che anche tutti gli spostamenti della squadra siano controllati dalla sicurezza privata. Il calcio come la guerra: ha senso tutto questo?

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