Muore in campo Piermario Morosini e il calcio si ferma

Il calcio si è fermato. La morte in campo di Piermario Morosini, 25enne centrocampista del Livorno, ha convinto i vertici del mondo del pallone a fermare almeno per un paio di giorni lo spettacolo. Per una volta “the show must not go on”. Giusta o sbagliata che sia stata questa scelta della Federcalcio almeno è stata fatta ed è stata tempestiva.

E’ stato troppo forte vedere morire un ragazzo su un campo mentre giocava – in Pescara-Livorno di serie B – per continuare a guardare e a giocare.

Ma sì, dai, a mente fredda giusto così. Giusto per giocatori, allenatori e dirigenti dell’Udinese, squadra nella quale Morosini ha militato fino a gennaio, e giusto anche per molti suoi colleghi-amici che avrebbero fatto fatica a giocare, in qualsiasi serie siano. E sono sicuramente tanti visto che Pier Mario ha giocato in molte squadre ed è stato nazionale Under 21.

Dopo il caso Muamba in Premier League si era detto che i controlli in Italia erano migliori. Poi sono tragicamente morti in campo il pallavolista Bovolenta e ora Morosini. Anche nello sport italiano i controlli non sono sufficienti e forse anche per questo motivo è giusto fermarsi e capire.

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