Musica e sport, passioni a confronto

Di Niccolò Borella

Chelsea-Manchester City, la squadra del quartiere chic di Londra contro il team della Manchester proletaria, dei mancuniani doc, il Toro d’Inghilterra, una vita a soffrire contro lo strapotere glamour e internazionale dello United di Beckham. Ma non stiamo parlando di calcio, almeno non solo, ma di musica. Ovvero di Blur e Oasis, e di Damon Albarn, tifosissimo dei Blues e dei fratelli Gallagher, supporter sfegatati dei Citizens. Due band che negli anni 90 del Britpop e della Cool Britannia di Tony Blair hanno dato vita a una sorta di derby musicale, enfatizzato dalla stampa d’Oltremanica, a colpi di dichiarazioni polemiche e battaglie per il dominio delle classifiche di vendita, con le tifoserie dei rispettivi gruppi spaccate in due. Da una parte gli ironici e “fighetti” Blur, di origine middle class e ex studenti di scuola d’arte dei sobborghi a sud di Londra, dall’altra i figli working class della periferia industriale del Nord, ragazzi di strada maleducati e rissosi, diventati ricche rockstar senza nessuna remora borghese di ostentare tutti i lussi e i vizi derivanti dalla fama.

Liam Gallagher interpeta con i Beady Eye l’inno del Manchester City “Blue Moon”


Una riedizione del dualismo Beatles-Stones, i cui componenti erano in realtà amici: la rivalità, come in quel caso, venne amplificata dal music business per accendere la fantasia popolare e ovviamente vendere dischi. Come hanno raccontato gli stessi protagonisti, oggi che è scoppiata la pace tra le due fazioni, in particolare tra Noel Gallagher e Damon Albarn. La mente degli Oasis e il frontman dei Blur, dopo aver duettato nel marzo 2013 sul palco della Royal Albert Hall per un concerto benefico, accompagnati anche dal chitarrista della band di Parklife Graham Coxon, ora potrebbero fare un disco insieme. “Ne stiamo parlando”, ha fatto sapere Albarn in un’intervista con Nme, in occasione del lancio del suo album solista “Everyday Robots”, disponibile dal 29 aprile.

Ma è un legame forte quello tra il calcio e il rock nel Regno Unito: due culture popolari che raccontano il paese e spesso inevitabilmente si incrociano. Sono innumerevoli gli esempi: dall’Elton John presidente del Watford che vendette al Milan di Farina il famigerato attaccante mangiagol Luther Blissett al Rod Stewart fan del Celtic ( e della nazionale scozzese) fino alle lacrime di gioia in tribuna al Parkhead per la vittoria in Champions League con il Barcellona di Messi, per arrivare a Serge Pizzorno, leader dei Kasabian, headliner al prossimo festival di Glastonsbury, tifoso del Genoa per le sue origini liguri.

Calcio ma non solo. Negli Usa, dove gli sport più amati sono football, basket e baseball, il rapporto è altrettanto consolidato. In un paese dove lo sport è vissuto  come spettacolo, il pop e il rock entrano negli stadi e nelle arene in modo anche più diretto. Nei grandi eventi si assiste a show di grandi star della musica, come avviene negli ultimi anni nell’intervallo del Superbowl, con veri e propri mini-esibizioni di venti minuti ad hoc di nomi top come Bruce Springsteen, Tom Petty, The Who, Rolling Stones, U2, Michael Jackson, Janet Jackson, Madonna, Beyoncé e Bruno Mars. Il Boss il 6 marzo scorso ha chiuso una tre di giorni di musica in Texas per celebrare le finali della Ncaa, il bakset universitario Usa, aprendo il suo show con un’esilarante palla a due con il chitarrista della E Street Band Nils Lofgren e una cover a tema, ovvero Jump dei Van Halen.

 

Anche il tennis nell’epoca dorata degli anni ‘80 ha avuto come protagonisti delle vere e proprie rockstar come John McEnroe, Bjorn Borg, Jimmy Connors, Vitas Gerulaitis, Guillermo Vilas e André Agassi, personaggi che mancano oggi nel circuito. Rockstar nell’attitudine, ma non solo, come Supermac, che alla passione per la racchetta alternava quella per la chitarra, tanto da fondare una band.

Su queste e altre storie torneremo all’interno di questo spazio, per parlare di sport e musica o anche solo per aprire una finestra sulle cose più interessanti del pop e del rock.

Come anticipato questa settimana segna l’uscita del primo disco solista di Damon Albarn “Everyday robots”, un lavoro in cui il leader dei Blur si mette a nudo, raccontandosi in prima persona e mettendo da parte i magistrali bozzetti di british life a cui ci aveva abituato con la band di “ Girls & Boys”. E’ un Albarn più cantautorale, con una vena malinconica e intima ma sempre capace di trovare la melodia accattivante. Il ragazzo di “Modern life is rubbish” ora sembra veramente cresciuto e aver focalizzato il suo talento, talvolta disperso tra troppi progetti collaterali. E allora ascoltiamo uno dei brani del lavoro “Lonely press play” con il video girato dallo stesso Damon con il suo Ipad. Alla prossima.

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