Nba: Lakers e la caduta degli dei

Prima o poi doveva succedere. I cicli finiscono, le grandi dinastie pure. La speranza è che il finale sia sempre, però, dignitoso e decoroso.
Una conclusione che tale non è stata per i Lakers, sepolti dal primo e unico sweep rimediato in carriera da Phil Jackson. 4-0 Dallas, Los Angeles all’inferno e il coach Zen che dice addio. L’allenatore più vincente nella storia dell’Nba, con 11 anelli conquistati (6 a Chicago e 5 in California) e la miglior percentuale di vittorie di sempre nei playoff (quasi il 70 per cento). Ha sfiorato il quarto three peat Phil Jackson, o meglio ne ha accarezzato il sogno, prima di vedere i suoi ragazzi sgretolarsi con poco orgoglio al cospetto dei Mavericks. Bryant abbandonato a se stesso, Gasol un fantasma, Bynum a corrente alternata, Fisher inadeguato. Fotografie di un’annata complicata, altalenante e in cui gli unici panchinari che hanno portato qualcosa alla causa sono stati Odom e Brown. Troppo poco per una squadra che voleva confermarsi campione, che aveva il teorico vantaggio del fattore-campo e che invece non è stata nemmeno in grado di vincere una partita in questa semifinale.
La mancanza di un play in grado si costruire gioco e segnare è stata forse la lacuna più grande e in estate la dirigenza gialloviola dovrà rimboccarsi le maniche e pensare anche a liberarsi di qualche pezzo da novanta (Bynum? Odom?) pur di arrivare ad un nome prestigioso, che potrebbe rispondere al nome di Chris Paul.
Con l’addio di Jackson rimane anche l’interrogativo su chi erediterà la
pesante panchina dei Lakers: Bryan Shaw, fedele assistente e scudiero di zio Phil, ha studiato e pare pronto, perchè conosce spogliatoio, sistema di gioco (il fatidico triangolo) e pressioni che girano intorno ai gialloviola.
La delusione serpeggia, la commozione impera, ma da domani, allo Staples, sarà già tempo di ripensare a come provare ad aprire una nuova era…

take enjoy, Luca Gregorio

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