Nba, ricomincia lo spettacolo più bello del mondo. L’analisi delle protagoniste

Di Marco Checchi

Ci siamo, torna lo spettacolo più bello del mondo. E’ vero, delle 1500 partite o giù di lì che l’Nba
offrirà fino alla prossima primavera, quelle davvero decisive per le sorti della stagione non sono
più di qualche decina. Sta proprio qui la ricetta vincente della National Basketball Association:
la capacità di creare uno show a tutto tondo che va oltre il talento stellare dei principali attori
protagonisti. In una lega sempre più (di mercato) globale, dove i proprietari e i giocatori arrivano
dall’altra parte dell’Atlantico e anche più in là, in cui le bandiere scompaiono e le trade sono ormai
molto più importanti del draft, è sempre l’infallibile mix di atletismo e sentimento epico-sportivo
che ci che farà ancora stare in piedi fino a tarda notte. E quest’anno il sogno americano del basket
a stelle e strisce è senza dubbio incarnato dal Prescelto. Riuscirà Lebron James a portare i suoi
Miami Heat al terzo anello consecutivo e a mettere così in dicussione Sir Michael Jordan in cima
all’Olimpo di questo sport? La discussione se James possa o meno superare il maestro è rimbalzata
in quasi tutte le interviste concesse in questa preseason dal povero ragazzo venuto dall’Ohio,
rischiando di oscurare i contenuti di un campionato, almeno sulla carta, forse mai così equilibrato
negli ultimi anni; soprattutto a Est, dove tra vecchi leoni e graditi ritorni sono in molti a voler fare le
scarpe agli assolati campioni. Ma andiamo con ordine.

EASTERN CONFERENCE

1. MIAMI HEAT

Hanno tutto da perdere ma semplicemente perché sono i più forti e se LeBron James dichiara che
il suo gioco è ancora in via di sviluppo, per i campioni in carica la strada verso la quarta finale
consecutiva di conference dovrebbe essere, comodamente o quasi, in discesa. A Miami in molti
hanno gli occhi puntati sulle ginocchia traballanti del redivivo Greg Oden. La stessa operazione di
rianimazione era stata tentata due anni fa con Eddy Curry, con risultati disastrosi, ma se il numero 1
del draft 2007 riuscisse a mostrare anche solo il 20% del proprio talento, per Miami sarebbe grasso
che cola. Dalla panchina inoltre gli Heat ritrovano “il cattivo” Michael Beasley, Spoeltra dovrà
essere abile a tenere il ragazzo a bada e a trasformarlo in una risorsa costante per la squadra.

2. INDIANA PACERS

Senza Danny Granger hanno portato a casa una delle migliori stagioni della storia della franchigia.
Ora che la stella è tornata, nella culla del basket americano ci si aspetta che la magia che ha fatto
tremare gli Heat fino a gara 7 lo scorso anno non svanisca. I già solidi Pacers, con l’innesto del
sempre affidabilissimo Luis Scola, sotto canestro fanno ancora più paura e se Paul George, anche se
non più da primo della classe, riuscirà a ripetersi, allora sognare la Finals non sarebbe peccato.

3. CHICAGO BULLS

Velocità, esplosività e atletismo. Sono le doti che hanno portato Derrick Rose al titolo di Mvp e
che, almeno da quanto visto in preseason, sembrano non aver abbandonato il playmaker di Chicago.
Gran parte dell’esito della stagione dei Bulls dipenderà dalla condizione dell’idolo di casa. Per il
resto pochi tirocchi, via il Beli è arrivato un altro tiratore, Mike Dunleavy. Deng, Noah, Boozer e
Gibson sono sicurezze dotate di classe, attributi e testa. Jimmy Butler è il talento che la città del
vento aspetta di vedere esplodere affianco a Rose per arrivare fino in fondo.

4. BROOKLYN NETS

I soldi non fanno la felicità, ma fanno gli squadroni. L’altra franchigia della Grande Mela (o sono
i Knicks?) ha i dollari (85 milioni solo di luxury tax) del secondo uomo più ricco di Russia, che
il GM King ha rischiato investendo sull’usato sicuro. Un paradosso che dovrà essere smentito dal
trio ex-Celtic, Garnett-Pierce-Terry, dai confermati Joe Johnson e Brook Lopez, ma soprattutto dal
talento turbo-lento in regia di Deron Williams e dalle carte, ancora tutte coperte, che si giocherà
l’unico vero esordiente, coach Jason Kidd. Troppo giovane per fare il badante?

LE ALTRE

 Ai Knicks serviva tanta difesa e costanza, caratteristiche che, più per sfortuna che per motivi
tecnici, sono mancate al nostro Andrea Bargnani nell’ultima stagione a Toronto. La
voglia di riscatto del Mago è tanta, anche se New York non è sicuramente la piazza più
tranquilla dell’Nba e la pazienza nei suoi confronti, se i risultati non dovessero arrivare,
sarà purtroppo poca. Tra i punti a favore: la scadenza del contratto di Carmelo Anthony
che dovrà per forza mettersi in mostra prima della prossima estate per rimediare un altro
ingaggio da stella. I Pistons hanno puntato sul potenziale d’attacco di Brendon Jannings e
Josh Smith e questi innesti da soli dovrebbero garantire a Detroit di giocarsela per un posto
nei playoff. Prospettive serie per il futuro (Drummond e Monroe) e un vecchio capitano
come Billups possono far quadrare i conti. Gigi Datome nelle rotazioni è in terza fila
dietro Smith e Singler nel ruolo di ala piccola ma avrà i suoi minuti per stupire. Possibili
sorprese: Cleveland (che ha pescato la prima scelta assoluta) e Washington. Kyrie Irving
e John Wall sono il nuovo che avanza e potrebbero portare le loro squadre alla post season.
In ricostruzione e in possibile risalita i Milwaukee Bucks e i Toronto Raptors. Tra le
nobili decadute con poco da dare in termini di risultato e spettacolo: Boston Celtics,
Atlanta Hawks, Orlando Magic e Philadelphia 76ers. Partono sempre in fondo (anche
se con il bel tris di sbarbati Kidd-Gilchrist, Zeller e Biyombo) i Bobcats di Michael
Jordan.

WESTERN CONFERENCE

1. SAN ANTONIO SPURS

A ovest come sempre la lotta per la leadership della conference è molto più serrata con le prime
3 posizioni che potrebbero essere decise da eventi non pronosticabili sulla carta. I cari buoni
vecchi San Antonio Spurs sono come il vino, migliorano invecchiando, anche se questo potrebbe
essere l’anno del canto del cigno. In più hanno Marco Belinelli che, al di là dei campanilismi, ha
dimostrato lo scorso anno a Chicago di essere un valore aggiunto non solo dal perimetro. E dalla
loro gli speroni hanno anche un Parker con il morale alle stelle dopo il titolo europeo conquistato in
Slovenia.

2. LOS ANGELES CLIPPERS

L’anno scorso ci si aspettava sicuramente di più dai Clippers e se contiamo che quest’anno sono
considerati la prima squadra di Los Angeles non sarà facile gestire la situazione anche per il già
vincente Doc Rivers. L’acquisto più importante per i californiani è senza dubbio la conferma di
Chris Paul in cabina di regia, per il resto tante seconde linee affidabili che daranno profondità
(Dudley, Redick, Collison, Mullens e Jamison) alla panchina. Le chiavi del possibile successo
dei Clippers saranno il rendimento di Blake Griffin, chiamato al salto di qualità definitivo, e la
conferma sotto le plance di deAndre Jordan.

3. OKLAHOMA CITY THUNDER

Nonostante due dei migliori dieci giocatori dell’intera Nba militino nella franchigia dell’Oklahoma,
ai Thunder mancano molti ingredienti per sedersi alla tavola dei migliori. Dopo l’addio di
Harden, se n’è andato dopo un solo anno anche Kevin Martin lasciando un vuoto difficilmente
colmabile dagli altri panchinari a disposizione di coach Brooks. Per carità, se Westbrooke
dimostrerà di essere fisicamente continuo per l’intera stagione, Kevin Durant avrà il compito di
portare il suoi compagni nel gruppo delle contendenti per l’anello.

4. HOUSTON ROCKETS

Se Howard-Harden confermeranno di essere una della coppie più belle del mondo, i texani
potrebbero rompere le uova nel paniere delle prime tre squadre sopracitate. E se sulla continuità
del barbuto ci giochiamo la casa, altro discorso vale per l’ex centro di Magic e Lakers, senza più
giustificazioni dopo il flop di Los Angeles. L’intera stagione dipenderà dunque da colui che a
Houston sperano diventi l’erede di Hakeem Olajuwon.

LE ALTRE

Reduci dalla loro migliore stagione i Memphis Grizzlies confermano tutti tranne il coach e si
ritrovano in compagnia di squadre che hanno nettamente migliorato i loro roster. L’asse Randholp-
Gasol sotto canestro però è una certezza e un’ulteriore crescita del catalano potrebbe mantenerli
sui livelli dello scorso anno. Importante l’innesto sul perimetro del pistolero di Mike Miller.
L’arrivo di Andre Igoudala ai Golden State Warriors è la ciliegina sulla torta in uno dei quintetti
di partenza migliori della lega. Se il fisico sorreggerà Andrew Bogut e Curry si confermerà la
macchina da punti degli ultimi anni, i guerrieri faranno la guerra a tutti. Difficile sbilanciarsi invece
sui Denver Nuggets. Innanzitutto non c’è ancora una data del possibile ritorno di Danilo Gallinari,
sempre più uomo-franchigia, poi dal Colorado sono partiti due grandi difensori come Igoudala e
Brewer. Nonostante questo, Denver ha ancora i numeri per fare i playoff per l’undicesima stagione
consecutiva. Quintetto di cristallo ma cristallino nel talento per Minnesota, eterna promessa e
possibile outsider della Western conference. Sui Lakers si è detto tanto ma l’unica cosa conta è
salute del tendine d’achille di Kobe Bryant. Ma a Los Angeles c’è anche chi gufa e pensa che forse
sarebbe meglio un’annata fuori dalla post season per avere a giugno una prima scelta di talento
a cui affidare l’ormai inevitabile rifondazione della franchigia. Dal fondo ripartono Portland,
Sacramento, Utah e Phoenix; un gradino sopra i neo-pellicani di New Orleans che, in attesa
dell’esplosione di Anthony Davis e del pieno recupero fisico di Eric Gordon, hanno costruito una
squadra quanto meno intrigante.

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