NFL: Michael Sam firma per i Dallas Cowboys

Una chiamata che sembrava non dover arrivare mai. I Dallas Cowboys hanno ingaggiato Michael Sam, defensive end appena tagliato dai St. Louis Rams.

Perché un ingaggio dell’ultim’ora (la stagione parte questa sera con la sfida Packers – Seahawks e ieri era l’ultimo giorno “di mercato”) dovrebbe interessare a qualcuno che non sia un fan sfegatato di Sam.

Perché Michael Sam tutto sommato non è un giocatore qualsiasi per la NFL. E’ il primo giocatore professionista in attività ad avere dichiarato pubblicamente la sua omosessualità.

In un’intervista rilasciata ad ESPN e al New York Times lo scorso febbraio, il giocatore aveva raccontato il suo segreto al pubblico scatenando ovviamente un discreto polverone.

Michael Alan Sam Jr, classe 1990, si è fatto notare parecchio nella squadra di college dei Missouri Tigers guadagnandosi il titolo di best conference defensive player nella stagione 2013. Nel maggio di quest’anno approda come 249esimo al draft, ma viene selezionato solo al settimo round (quello di chiusura) dai St. Louis Rams.

Evidentemente le squadre non si sono stracciate le vesti per ingaggiarlo. Paura della cattiva pubblicità? Sam non si preoccupa e tira avanti. Ad inizio agosto racconta di non avere avuto alcun problema con i colleghi e che anzi molti fanno di tutto per offrirgli eventuale supporto.

Nonostante un buon rendimento nella pre-season il 30 agosto i Rams decidono il taglio.

Una scelta puramente tecnica dettata dal capo-allenatore Jeff  Fisher, che alla fine ha preferito non utilizzare giocatori nel ruolo di “defensive end”. Sam quindi è libero di cercarsi un altro ingaggio. Che arriva appunto dai Dallas Cowboys. Il coach dei texani Jason Garrett lo inserisce nella lista del 10-player practice squad. Che non è proprio il massimo.

Significa che ti alleni con la “prima” squadra, ma che in campo per le partite non ci vai. Che sei pagato a settimana e puoi essere liberato dal contratto in qualsiasi momento della stagione. Che puoi firmare un contratto per entrare nel roster di qualsiasi altra squadra.

Una sorta di limbo insomma.

Il coach dei Cowboys Garrett ribadisce che di Sam si può solo parlare bene e che gli scouts mandati a St Louis hanno riportato ottimi giudizi: “Qui siamo concentrati solo sul football e Sam è stato valutato esclusivamente per come gioca”.

Ci crediamo. La storia di Sam potrebbe aiutare altri atleti a fare outing. Nell’aprile del 2013 l’ex linebacker dei Baltimora Ravens, Brendon Ayandadejo, specializzatosi come avvocato nella difesa dei diritti per i gay, aveva raccontato in una intervista che 4 giocatori attivi nella NFL erano pronti ad indire una conferenza stampa coordinata per rivelare la loro omosessualità. La cosa però non si è mai verificata e Michael Sam resta per ora l’unico “caso”.

La NFL però ha già un suo pacchetto di norme antidiscriminazione. Tutte le 32 squadre professionistiche devono rispettare alcune procedure piuttosto rigide come per esempio l’obbligo di affissione negli spogliatoi di cartelli che ricordano le regole contro gesti di intolleranza verso giocatori omosessuali. Se funziona davvero bisogna chiederlo a Michael Sam.

di Massimo Parisi – @max_parisi68

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