Niente Mondiali, l’Apocalisse del calcio italiano

Lo spareggio perso con la Svezia ha fatto esplodere il caos nel calcio italiano. Dopo 60 anni non parteciperemo a un’edizione dei Mondiali, un fatto davvero storico.

Non è una sorpresa assoluta perché la crisi del movimento era in atto da tempo e sotto gli occhi di quasi tutti. Dopo il trionfo nel 2006 l’Italia è stata eliminata nel primo turno nel 2010 e nel 2014. Ora il punto più basso. Il nostro pallone ha poco talento e quel poco è gestito male. Serve una rivoluzione stile Francia, Germania o (più recente) Inghilterra. E si deve partire dalla base: non bastano più gli oratori o le scuole calcio improvvisate per coltivare i talenti. C’è una crisi di vocazione nel nostro Paese: prima tutti i bambini giocavano a calcio ora in molti preferiscono fare altro: di conseguenza i potenziali campioni vanno cercati con più attenzione. Ci vogliono centri federali e lo sport va portato nelle scuole con addestratori di livello, a partire dalle elementari.

Un dramma sportivo di questo tipo potrebbe essere usato come punto di ripartenza. Speriamo che sia letto nel modo giusto da chi di dovere senza per forza cercare alibi o capri espiatori. Il ct Ventura ha fatto tanti errori e forse un allenatore diverso avrebbe mascherato il problema per qualche anno ma non è lui ad aver portato il calcio italiano al baratro. Uno bravo come Conte ha fatto un miracolo ma il suo risultato, salutato quasi come un trionfo, è stato solo un quarto di finale agli Europei.

Dicono che le annate 1998, 1999, 2000 e 2001 siano particolarmente buone. Speriamo sia così e speriamo crescano bene con allenatori di livello. Perché stare senza i Mondiali per l’estate prossima non sarà un’Apocalisse (cit Tavecchio) ma non sarà di certo piacevole. Le partite viste con gli amici o tutta la famiglia riunita nelle calde serate, le birre levate al cielo ai gol, la delusione e la rabbia per le sconfitte o la gioia per le vittorie. Eh sì quelle ci mancheranno davvero tanto…

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