One Greg Show: Cantù vince il derby anomalo

Derby numero 150 a Cantù. Vinto sul campo. Dominato a livello mentale. Vinto anche per i tifosi, inspiegabilmente tenuti lontani dal Forum di Assago da istituzioni che dovrebbero riflettere su cose più serie.
Un successo costruito da Andrea Trinchieri (sempre più rimpiantissimo ex) in modo ineccepibile. Perché l’Olimpia Milano non ha mai dato la sensazione di poterla vincere davvero, mentre Cantù ha saputo gestire il suo ritmo e la sua gara con maestria e attenzione. Brooks, Markoishvili e Aradori i tre uomini chiave in tre momenti differenti della partita, punto a punto è vero, ma come sempre gestita male dall’Emporio Armani nei possessi decisivi. 
Il bilancio di Milano è 7 vinte e 7 perse, di cui 5 in casa. Incredibile e inaccettabile per quella che doveva essere la squadra ammazza-campionato. Solo una volta capace di infilare due vittorie di fila (Montegranaro e Cremona) e mai di spaventare le rivali. Con le final eight di Coppa Italia a serio rischio (peraltro organizzate al Forum), la stagione rischia di precipitare. La dirigenza, in modo inspiegabile, continua a proteggere Scariolo, mandando via colpevoli (Hendrix e Cook), innocenti (Frates) e cercando rinforzi stuzzicanti (Green) ma chi lo sa se decisivi.
E anche sul fronte mercato il divario coi cugini canturini è netto: Bruno Arrigoni, in Brianza, fa miracoli da anni con budget limitati, mentre nella grande metropoli passano campioni o presunti tali senza mai cambiare l’inerzia per davvero.
Sul parquet la testimonianza più lampante: a Cantù cambiano gli interpreti quasi ogni anno, ma non il risultato, la struttura di gioco e il cuore di questa società. Si chiama stile. O filosofia, scegliete voi. Milano assomiglia più a una cozzaglia di gente di talento che va in campo ma senza un’idea convinta e senza anima. Un gioco offensivo troppo basato sul tiro da 3 (ieri 24 tentativi contro gli 8 di Cantù), che finché entra spesso risolve i problemi, ma quando si ferma ha l’effetto di far affondare la barca.
La pazienza di Re Giorgio Armani è agli sgoccioli, quella dei tifosi lo è da tempo. Invertire la rotta è ancora possibile, ma certamente sempre più complicato.
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