One Greg Show: Lakers dove siete?

Di Luca Gregorio.

Se ne sono andate 20 partite di Nba. Il bilancio dei Lakers è 9 vinte e 11 perse. Risultato parziale? Undicesimo posto a Ovest e terza volta dal 1979-80 che i gialloviola sono sotto il 50 per cento di vittorie a questo punto della stagione.

La preoccupazione, fra i seggiolini dello Staples, comincia a serpeggiare in maniera sensibile. Vero che Nash manca praticamente da inizio anno. Vero che Gasol è fermo per problemi al ginocchio. Vero che il lavoro di D’Antoni richiede perlomeno un minimo di tempo e adattamento. Però, francamente, con quel potenziale lì, tutti si aspetterebbero di vincere a mani basse. Probabilmente lo stesso coach, che va ripetendo di continuo che l’unico risultato possibile per L.A. è quello del titolo. Diciamo che l’obiettivo sarebbe almeno quello di arrivare alla finalissima, poi con Miami sarebbe storia a sé.

Alcune statistiche dei Lakers sono agghiaccianti: 7-5 il bilancio interno e appena 2 vittorie lontano da casa. E per di più in un’annata in cui Bryant sta segnando come non accadeva dal 2008. Ma non basta, perché quando Kobe ha firmato 30 o più punti a serata i Lakers hanno vinto solo una volta su otto. Incredibile ma vero. Howard sta portando il suo bottino e il suo entusiasmo, ma difensivamente è ancora indietro e deve ancora assorbire fisicamente il fatto di giocare spesso ogni due sere.

I processi sono prematuri ma naturali perché se è vero che siamo a un quarto di stagione e i playoff sono lontanissimi, è altrettanto palese che c’è parecchio da sistemare in casa gialloviola. Dove anche le sfuriate nello spogliatoio del Mamba hanno effetti, evidentemente, solo nel breve periodo.

Solo nel 2002-03 i Lakers hanno fatto peggio (11-19 dopo 30 partite), ma oggi non gli è concesso. Per nomi, potenziale, investimenti fatti e calibro delle stelle in questione. Che non sono certo attempate come quando allo Staples arrivarono insieme Malone e Payton.

Il tempo per invertire la rotta è ancora tanto, D’Antoni attende il ritorno di Nash come una benedizione, ma i tifosi gialloviola pretendono vittorie e divertimento. Insomma, il solito showtime. Che forse il vecchio zio Phil avrebbe riportato più velocemente…

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