One Greg Show: Nibali nuovo eroe popolare

Dominatore. Su tutto e tutti. Oltre tutto e tutti. Vincenzo Nibali ha dominato il Giro d’Italia, lo ha vinto meritatamente senza discussioni e a 28 anni si lancia nell’olimpo del grande ciclismo. Dopo la Vuelta conquistata nel 2010, due podi al Giro e uno al Tour, il 2013 incorona il siciliano come un nuovo idolo per tutti i tifosi italiani. Uno così, per qualità e atteggiamento, mancava in pratica da 15 anni, ovvero dall’era di Marco Pantani. In questa corsa rosa edizione numero 96 il capitano dell’Astana è stato inattaccabile e inscalfibile. Ha chiuso vincendo le due frazioni più dure e spettacolari: prima brillando nella cronoscalata di Polsa, poi scrivendo una pagina epica, sotto la neve, alle Tre Cime di Lavaredo. Una superiorità manifesta e assoluta. Sempre in controllo e sempre con quel carattere da leader, mai superbo e mai oltre le righe. Nibali, con la sua impresa, ha spazzato via l’ennesima bufera doping, causata da un Di Luca incomprensibile e inqualificabile.
E’ stato un Giro bellissimo e sorprendente, capace di regalare colpi di scena anche nella tappe apparentemente più insignificanti. Un Giro tornato umano e vicino al pubblico, che si è stretto attorno ai suoi eroi nei tanti, forse troppi, giorni di pioggia e freddo che si sono abbattuti sulla corsa.
Per fortuna un ragazzo di Messina ha messo tutti d’accordo. Ricordandoci che il ciclismo, aldilà di tutto, rimane meraviglioso. Ce lo hanno ricordato anche il 36enne combattivo Evans (terzo), il colombiano Uran (secondo dopo aver ereditato i gradi di capitano del team Sky in seguito al ritiro di Wiggins), il combattivo e sempre sorridente Scarponi e l’altro colombiano Betancur, miglior giovane e con davanti un grande avvenire.
Ci sono mancati, inutile negarlo, i tornanti del Gavia e dello Stelvio, così come quelli del Giau. Ma le fotografie del Galibier e delle Tre Cime, con quelle spruzzate inattese di bianco in giorni di fine maggio, valgono doppio. E valgono ricordi unici ed emotivamente quasi impareggiabili.
Con Nibali l’Italia ha riscoperto un nuovo eroe popolare a cui affezionarsi. Dalla faccia pulita, col dna (e il sangue) pulito e con tanta gavetta alle spalle. Oggi, dunque, ci sentiamo meno orfani. Vincenzo ha già messo in bacheca una Vuelta e un Giro. Per entrare definitivamente nel novero dei grandissimi della storia del ciclismo manca solo il Tour. Che sarà, dopo il Mondiale di Firenze, il suo prossimo obiettivo. Grazie Vincenzo, hai alimentato di nuovo i sogni di un intero Paese…

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