One Greg Show. Scariolo: un uomo un perché

Finalmente anche il Forum ha tuonato contro di lui. Contro l’intoccabile. Sergio Scariolo è stato gentilmente invitato a fare i bagagli (“dimissioni, dimissioni” è stato il coro a fine partita dopo il crollo con Montegranaro), onde evitare di rovinare ancora di più storia, blasone (ma ne è rimasto?) e orgoglio dell’Olimpia Milano. Risultato? Come se nulla fosse. Il coach fa spallucce, tira avanti per la sua strada, ignora critiche e polemiche e si arrocca dietro ad un contratto talmente pesante da non poterlo far fuori. Anche Proli, suo strenuo difensore, a questo punto gradirebbe la retromarcia di Scariolo. Ma tutto è in stand-by. Le figuracce in Eurolega e Coppa Italia non sono servite a far cambiare rotta. E, perdonateci, ma anche la società avrebbe dovuto avere più polso. Hanno pagato, finora, Cook, Hendrix, Stipcevic, Frates e anche Fotsis, rimasto controvoglia e quindi costretto a giocare in un clima dove, ovviamente, non è a suo agio.
La teoria dei giocatori che giocano e remano contro Scariolo ormai sembra non valere più: il cambio tecnico poteva e doveva essere fatto mesi fa. Il messaggio invece è stato chiaro: mettetevi l’anima in pace che si va avanti con questo allenatore. Morale? Poco o nulla è cambiato. La squadra ha sì offerto qualche buona prestazione in trasferta, ma i numeri sono comunque impietosi: sesto posto in classifica, con 10 ko su 24 (di cui 7 in casa) e tre trasferte durissime da affrontare in questo incandescente finale di stagione (Sassari, Cantù e Varese). Il +8 sulla nona posizione non mette ovviamente a rischio la partecipazione ai playoff, ma la grande domanda è come ci arriverà questa Milano. Dilaniata da tensioni interne, da giocatori scollati e senza mordente e da campioni (vedi Langford) demotivati, la panoramica del prossimo futuro è davvero un’incognita. Scariolo, come curriculum, non si discute, ma evidentemente il suo metodo di lavoro, sotto la Madonnina, non ha trovato terreno fertile. E la grandezza di un allenatore dovrebbe anche essere quella di sapere quando fare un atto di umiltà e lasciare la scena. L’esperienza milanese (finora bilancio vinte/perse di 43-25) è stata ed è fallimentare. E anche un eventuale successo tricolore, francamente impensabile ad oggi, non cambierebbe la situazione. Il matrimonio con l’Olimpia è agli sgoccioli e la piazza è esausta. Il problema comunque, anche in caso di cambio disperato, rimarrebbe. Milano, nella prossima estate, dovrà fare ancora una volta pulizia. E questa volta, forse, sarebbe bene partire dai piani alti. Perché i club che vincono hanno un’organizzazione solida alla base che, poi, sfocia in risultati concreti e positivi anche sul campo. E l’infaticabile ed encomiabile Giorgio Armani, sinceramente, non merita tutto questo…
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Add Comment