Roma: grosse crepe nel progetto Zeman

Di Matteo Ronchetti

Zemanlandia, il parco divertimenti più frequentato dai tifosi juventini. Troppo facile ironizzare all’indomani del travolgente 4-1 bianconero sulla Roma. Sarebbe come sparare sulla croce rossa dopo il tiro al piccione dello Juventus Stadium. Ma proprio per questo la gara di Torino lascia in dote certezze e dubbi, conferme e punti interrogativi. L’imbarazzante facilità con cui la Vecchia Signora si è sbarazzata degli avversari certifica la forza della squadra di Conte, cui bastano un paio di ‘sgasate’ nei primi 20 minuti per archiviare la pratica e congelare la partita, aprendo alla possibilità di una facile gestione fisica del match in vista della Champions
Il lato oscuro delle riflessioni ha ovviamente riflessi giallorossi: impossibile non chiedersi come mai il gruppo non abbia ancora assimilato i dettami tattici di Zeman o perché la Roma sia sempre apparsa inferiore atleticamente alle avversarie. A queste domande se ne aggiunge un’altra, più maliziosa: siamo sicuri che tutti nello spogliatoio siano con il tecnico boemo, che credano ciecamente nel progetto 2.0 di Baldini and Co.? Non è un mistero che prima dell’ufficializzazione di Zeman, si fossero create due fazioni: quella pro-ritorno, con Totti a capo, l’altra contro, con De Rossi in prima fila. Per carità, normali disquisizioni, diversi punti di vista. La voglia di tornare a divertire del Pupone, il desiderio di vincere di Capitan Futuro. Ha prevalso la prima linea. Ma ora che i risultati non arrivano, è normale che affiori qualche dubbio, un po’ di scetticismo e frustrazione. Anche perché la Roma in questi ultimi due anni ha sempre investito molto sul mercato, più di altre big, facendo cadere ogni alibi. Il tempo passa, l’ansia e la frenesia di vincere aumenta. La smania di raggiungere qualche trofeo è alta, così come il rischio di trovarsi davanti all’ennesimo anno di transizione, dopo quello di Luis Enrique, che ha lasciato poco in eredità. Doveva essere l’anno del rilancio, delle ambizioni rinnovate, dei grandi propositi e invece dopo poche giornate a prevalere è più il senso di impotenza. Le dichiarazioni di Sabatini (“Forse abbiamo sbagliato qualche valutazione”) hanno il sapore di un dejavu . La parola d’ordine è sempre la stessa: ricostruire. I tormenti segreti di De Rossi sono quelli di uno spogliatoio, imprigionato in una dimensione scomoda: vorrei, potrei ma non riesco. Meglio esser concreti: “La Roma non è all’altezza di lottare per lo scudetto”, della serie: ve l’avevo detto. Indovinate chi l’ha dichiarato? 

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