Tennis: il 2010 di re Roger Federer

Di Matteo Ronchetti (Sportitalia)

Strano, altalenante, sicuramente non uno dei più esaltanti e vincenti, ma pur sempre interessante, se non altro perché potrebbe rappresentare lo snodo fondamentale della sua seconda carriera. Questo è il 2010 del Re.

Roger Federer ha chiuso l’anno come lo aveva cominciato, vincendo. Tutto era iniziato a Melbourne con il trionfo agli Australian Open. Si parlava di stagione gloriosa, di Grande Slam, di un regno che ancora non voleva finire. Poi qualcosa evidentemente s’è inceppato. Lo svizzero ha giocato il suo tennis a strappi, lasciando al rivale di sempre, Rafa Nadal, gli altri tre Major della stagione e perdendo di nuovo, il 7 giugno, il trono di numero uno mondiale in favore del maiorchino. Di più, l’elvetico precipita – per così dire – in terza posizione per poi risalire nel finale dell’anno. Vince solo un Master 1000, a Cincinnati, e altri due tornei minori, Basilea e Stoccolma. Troppo poco per lui, che spesso appare svagato, in ritardo sui colpi, senza il consueto timing. Quasi arrendevole. Insomma, per la prima volta sbaglia, e tanto, come un comune mortale. Le opinioni cambiano in fretta. Il regno è finito, il Re ha perso lo scettro, ma soprattutto la voglia. E’ distratto dalla doppia paternità, appare annoiato dal tennis e motivato solo dalla ricerca di nuovi record personali. Lui prima smentisce a parole, poi coi fatti. Ha il merito di mettersi in discussione. Capisce di aver bisogno di aiuto e si affida a Paul Annacone, ex coach di Pete Sampras. E’ qui che si vede il vero Federer, l’uomo, non solo l’atleta. A 29 anni si mette a completa disposizione di un tecnico, ascolta, mette in pratica. E torna a vincere.

Non in un torneo qualsiasi, al Master di fine anno, dove asfalta tutti: Ferrer, Murray, Soderling e Djokovic, senza perdere un set, mettendoci in media 86 minuti di gioco. Il solo a strappargli un parziale è Nadal, stanco affaticato, ma pur sempre il solito Guerriero. Nulla da fare, Federer torna Maestro per la quinta volta in carriera, eguagliando il record di Llendl e Sampras. Ma soprattutto si dimostra cambiato, nel gioco e nell’atteggiamento. E’ più aggressivo, intenso, accorcia gli scambi, modifica il servizio e spinge con continuità, senza pause. Cambia leggermente anche il rovescio. Spolvera di nuovo il serve and volley, una goduria. Il resto è repertorio. Semplicemente la settimana perfetta o un cambio epocale? Solo il tempo lo dirà. Intanto, dall’11 ottobre in avanti ha rosicchiato 2350 punti a Nadal e fino al prossimo Wimbledon – Australia a parte – avrà ben pochi punti da difendere. La caccia al trono è tutt’altro che finita…

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